La frana di Niscemi grida a tutto il Paese

ITALIA. La fotografia dello squarcio di Niscemi, col fianco di una collina che si sta sfasciando, case divelte dalle loro fondamenta, cofani di auto sospesi nel vuoto, strade che una volta svoltavano a destra e adesso tirano dritto verso l’orizzonte, scuote. Sconvolge.

Approfittando di una retorica consumata ma efficace, è un pugno nello stomaco. Lo è, soprattutto, per chi pensa e prova a convincerci che il problema della Sicilia sia essenzialmente - o soprattutto - attraversare quei tre chilometri di mare che la separano dalla Calabria. Che invece, quel servizio, è uno dei pochi che funzionano. C’è sempre, è continuo, se non si carica sul traghetto anche l’auto è molto economico e tranne pochissimi giorni dell’anno - quelli dell’«esodo» e del «controesodo» - di fatto non conosce code o attese. Si arriva - a Messina se si «risale», a Villa S. Giovanni se si «scende» -, si prende posto, si parte, il tempo di un cannolo e si sbarca.

Il dissesto idrogeologico

Ecco. La fotografia di Niscemi fa rumore, finisce nei primi scroll delle notizie sui telefonini; magari, dato quant’è «scenografica», diventerà pure tristemente «virale». Ma quella di una collina che di colpo s’inzuppa d’acqua e collassa non è una peculiarità siciliana. Non si commetta l’errore superficiale di pensare che certe cose capitano solo lì. Il dissesto idrogeologico è un dramma del Paese, dal Nord alla Pianura Padana, alla Costa Adriatica, alla Campania. Fino, certo, alla Sicilia. Non serve essere topi d’archivio per risalire la corrente delle cronache alluvionali, in Italia, in tempi recentissimi. Niscemi non è un’alluvione, ma è il frutto di un evento atmosferico straordinario, il ciclone Harry, che ha devastato la Sicilia. Ma come ha rilevato il presidente del Senato visitando la costa del Catanese, di questo disastro, così come delle scosse di terremoto che per tutto gennaio hanno fatto tremare - fortunatamente senza danni - il Messinese, si è parlato pochissimo. Come se – si sa come va a finire in Italia quando si pensa male – non si dovesse indurre nella pancia del Paese il pensiero che magari in Sicilia esistono altre priorità, prima di quei tre chilometri e rotti di mare da attraversare in auto penzolando sul mare anziché in traghetto navigandoci sopra.

Acqua, ospedali, rifiuti

Perché poi è così per davvero: la Sicilia ha altri - tanti, enormi - problemi che vengono prima. Una fotografia altrettanto rumorosa sono i milioni di rubinetti asciutti nelle case siciliane, anche in inverno. Sono i siciliani costretti al racket delle autobotti. Perché l’acqua non manca, in Sicilia. Anzi. Ma in tantissime case non arriva, o ne arriva pochissima. Perché così si alza la cornetta e si chiama l’autobotte privata, che poi presenta il conto: per diecimila litri da calare in una cisterna, partono come minimo 100 euro. Una fotografia altrettanto rumorosa potrebbe raccontare gli ospedali ridotti a ruderi quando non chiusi, le ferrovie a binario unico (da Catania a Trapani, per fare un esempio, servono almeno 8 ore di viaggio), i letti dei torrenti ridotti a discariche, i depuratori fermi da decenni, frane su strade di cui si è persa persino la memoria, gallerie e cavalcavia a corsia unica perché per come sono conciati, si sa mai. E le isole, tornando al tema dell’acqua, attaccate al tubo salvavita delle navi cisterne. E non abbiamo citato la mafia, che forse qualcuno s’è illuso di avere sconfitta perché s’è arrestato un boss in fin di vita.

La Sicilia è viva

Ma la Sicilia è viva e, accanto a tutto questo, resta una terra tra le più belle, più «piene» del mondo. Solo lì puoi sciare a tremila metri vedendo il mare. Solo lì trovi siti archeologici - quando sono aperti - tra i più ricchi del mondo. Tesori d’arte in ogni chiesa perché quasi ogni chiesa è essa stessa un tesoro d’arte. Solo lì puoi capire quanto la cucina possa essere cultura e storia, e frutto dell’incrocio dei tanti passati che lì hanno scritto le loro pagine di vita. Per questo la fotografia di Niscemi - che per l’appunto è un nome di origini arabe - fa così male, desta tanto scandalo, suscita persino rabbia. Sarà virale e finirà sui giornali di tutto il mondo. Ma sarebbe bello se a Roma, dove si prendono le decisioni e si sta un po’ troppo sorvolando, si capisse cosa significa quello squarcio, da dove viene, e perché grida così forte.

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