L’assist di Bruxelles al lavoro di Draghi

Nessuno seriamente crede che il governo Draghi corra dei rischi di stabilità. La crisi internazionale è troppo grave perché l’Italia si possa concedere il lusso di una fase di turbolenza: si andrà avanti fino alle elezioni del 2023 e si farà di tutto per portare a termine il programma (già in parte concretizzato) che consente al nostro Paese di riscuotere tutte le rate del Pnrr.

L’assist di Bruxelles al lavoro di Draghi
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi

Ma il fatto che il governo rimanga in piedi non vuol dire che la strada da percorrere sia in piano: ogni giorno le turbolenze politiche (non bisogna dimenticare che a giugno si voterà per le amministrative) mettono a rischio i provvedimenti indispensabili al Piano. È di qualche giorno fa l’ultimatum del presidente del Consiglio sul decreto Concorrenza, ed è di sabato l’anticipazione sul monito che oggi formalmente calerà da Bruxelles su Palazzo Chigi e sul Parlamento italiano. Cosa ci dice la Commissione? Che non dobbiamo perdere il passo sulle riforme, a cominciare da quella delle tasse (compreso il catasto), dalla mitigazione del cuneo fiscale che grava sul lavoro, dalle norme che agevolano la concorrenza. Sappiamo che il Patto di Stabilità resterà sospeso almeno fino a tutto il 2023, ciò non toglie che il nostro livello di indebitamento e di deficit resta comunque pesantissimo mentre la crescita rallenta, e basta poco per indurre nei mercati una sfiducia sulla nostra reale capacità di raggiungere gli obiettivi del Pnrr, ovvero le condizioni perché le opere strutturali progettate vengano effettivamente finanziate con i famosi 200 e passa miliardi.

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