L’escalation non si ferma ma è il momento di costruire una pace che sia decente

Il G7 a Schloss Elmau in Germania e a ruota il summit Nato a Madrid, Spagna. Anche i tempi e i luoghi rendono evidente la spaccatura tra «noi» e «loro», tra il cosiddetto Occidente (definizione politica, ormai, e non geografica) e il cosiddetto Oriente, Russia e Cina in primo luogo. Perché di questa specie di «scontro delle civiltà» poi si parla, visto tra l’altro che dal summit Nato uscirà la definizione di «nemico» per la Russia e «sfida» per la Cina.

L’escalation non si ferma ma è il momento di costruire una pace che sia decente
L’dificio del centro commerciale a Kremenchuk
(Foto di Ansa)

L’invasione russa dell’Ucraina e l’onda di problemi che da essa è derivata, dagli approvvigionamenti energetici per il mondo sviluppato a quelli alimentari per il mondo in via di sviluppo, hanno acceso la scintilla di un confronto che comunque covava sotto la cenere e che non aveva mai trovato una sede adatta per essere previsto, affrontato e risolto con mezzi pacifici. Proprio perché ha portato a una crisi epocale e globale, la guerra in Ucraina è al centro di tutti i discorsi. Il cosiddetto Occidente, a dispetto dell’ottimismo che ostentano i suoi leader, l’ha affrontata in maniera quantitativa: più armi all’Ucraina, più sanzioni contro la Russia, più Paesi nella Nato (Svezia e Finlandia, come previsto la Turchia ha ritirato il veto, anche se resta da capire che cosa Erdogan abbia ottenuto in cambio rispetto al Pkk, il partito dei curdi), più Paesi nell’ambito Ue (l’Ucraina e la Moldavia, appunto), più unanimità nelle decisioni (avere un nemico aiuta sempre) e più quattrini per coprire i costi sociali delle scelte.

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