Ma adesso il calcio guarisca se stesso
Le squadre che hanno aderito alla Super Lega

Ma adesso il calcio
guarisca se stesso

Sarebbe stata, molto probabilmente, la cura che avrebbe ammazzato l’ammalato. Tolti di mezzo questi stregoni, il calcio però resta com’era prima: dipendente dai soldi ormai in modo tossico, al punto da aver pensato che piuttosto che fossero le squadre ad adattarsi, curandosi, fosse più semplice e più redditizio adattare tutto il sistema, per averne di più, e ancora di più. La Super Lega era questa: una sorta di metadone cash, un velo miliardario sui guasti di un sistema che, non lo vede solo chi non vuol vederlo, fatica ormai a stare in piedi. Era sbagliata la cura pensata dai ribelli della Super Lega: più soldi, per pochi. Ma va ribadito: è sbagliata anche la cura praticata negli ultimi decenni, e cioè che per fare più soldi occorre giocare sempre di più. Nuove competizioni, sempre più abnormi. Anche a costo di inventarne di nuove, dal fascino prossimo allo zero. Il calcio si mette a posto giocando il giusto, senza andare in overdose.

Il calcio si cura con l’equilibrio, riducendo il divario tra le grandissime e il resto del mondo. Altrimenti continueremo a vedere campionati mediocri, dominati da poche squadre, sempre quelle, al netto di qualche sorpresa (vedi alla voce Leicester e Atalanta). Il calcio si cura con gestioni oculate, spendendo quel che si può. Il calcio si cura se una società con un debito che rasenta il miliardo – il Tottenham – non paga 17,5 milioni all’anno al suo allenatore. Il calcio si cura se le società non mettono toppe di cartapesta ai bilanci sopravvalutando giocatori che in carriera varranno più milioni delle partite che giocheranno in categorie decenti.

Il calcio si cura, infine, se allenatori e giocatori non chiedono, a intervalli regolari, ritocchi al rialzo dei loro ingaggi. Se non fanno giochetti per minacciare di andarsene se il capriccio non viene accontentato. Se non giocano fino all’età della pensione pur di non staccarsi dalla mammella del contante.

r.belingheri
Roberto Belingheri Classe 1974, ha cominciato a scrivere su L'Eco di Bergamo nel settembre 1993. Assunto nel 2001 come redattore di cronaca città, nel 2003 è passato alla redazione sportiva, di cui è diventato caposervizio nel 2011. Dal 2017 è vicecaporedattore nell'ufficio centrale, coordinatore del sito web e responsabile dei servizi di Corner.

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