Manovra con poche risorse fatta in fretta e senza lo choc sul cuneo fiscale

Politica. È una manovra di Bilancio fatta in fretta, come i tempi dello scioglimento delle Camere e dell’avvio della legislatura prima della sessione finanziaria hanno imposto.

Ed è una manovra dominata da una emergenza: frenare il più possibile il «caro bollette» che sta falcidiando i bilanci delle famiglie e delle imprese. Per questa ragione, buona parte delle misure che ieri sera ha discusso il consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni è una proroga delle decisioni prese a suo tempo da Draghi: innanzitutto i 21 miliardi (su un totale di 30-32) in extradeficit dedicate appunto a contenere con varie misure i costi delle energie, come i 5 miliardi di taglio al cuneo fiscale, in questo caso però dedicati esclusivamente a vantaggio dei lavoratori.

Per tutto il resto, per le misure cioè caratterizzanti dell’indirizzo politico del governo di centrodestra, sono rimasti appena 6 miliardi, e non sarà un caso che sia Giorgia Meloni che Giorgetti abbiano ripetuto a tutti che «le risorse sono poche» e che ai mercati va mandato un segnale non di finanza allegra ma anzi di grande cura nel mantenere sotto controllo i conti pubblici. Ed è questo il segno politico del governo: sulle regole e gli impegni, Meloni non cambia strada rispetto a quanto si è impostato ai tempi di Draghi. Di elementi che possono essere considerati «identitari» del centrodestra c’è il ridimensionamento del Reddito di Cittadinanza di grillina memoria (soprattutto a carico dei cosiddetti «occupabili») ma solo a partire dal 2024 con un anno di transizione (ancora cautela, ma non basta a placare l’ira di Giuseppe Conte che promette ostruzionismo in Parlamento e manifestazioni di piazza). Altra misura - molto voluta dalla Lega - l’estensione della flat tax a quanti superano i 65mila euro: il limite sarà portato a 85mila.

Ancora, un ritocco alle pensioni in vista di una riforma di carattere generale: si introduce la quota dei 41 anni di contributi per lasciare il lavoro ma a patto che si abbiano 62 anni di età (totale 103): le opposizioni protestano perché - dicono - si spenderà quasi un miliardo per agevolare poche decine di migliaia di lavoratori. Quanto alla diminuzione dell’Iva per i generi di prima necessità si dovrebbe optare per una più efficace tessera da far distribuire ai Comuni alle famiglie più in difficoltà - ricorderete che una misura del genere la prese anche Giulio Tremonti.

Le aziende chiedevano, parole di Bonomi, «uno choc nel taglio del cuneo fiscale» ma è certo che non arriverà, se non altro nelle dimensioni auspicate dagli imprenditori. Ci saranno invece più tasse per le valute digitali e per chi vince alla lotteria. La Lega è stata ascoltata per le sue varie proposte - tra cui la rottamazione delle cartelle (fino a 1.000 euro) - mentre Forza Italia ha dovuto accettare più «no» da palazzo Chigi e via XX settembre. Non quanti Fratelli d’Italia che, nel ruolo di partito di maggioranza relativa, ha per esempio dovuto rinviare la flat tax incrementale tanto propagandata in campagna elettorale. Ma giustappunto, «le risorse sono poche».

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