Mattarella su guerra e clima non fa sconti

Da quando è cominciata la guerra in Ucraina, Sergio Mattarella non ha mai peccato di ambiguità: ha scelto di stare dalla parte dell’aggredito, non ha nascosto il nome dell’aggressore «prepotente», cioè Vladimir Putin, ha spinto l’Italia perché facesse una scelta di campo chiara e convinta – atlantista ed europeista – e aiutasse gli ucraini in ogni modo, anche con le armi; nello stesso tempo ha costantemente invocato il cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati per ripristinare la legalità internazionale.

Inoltre il Capo dello Stato non si è mai stancato di lanciare l’allarme sugli enormi danni umanitari che la guerra avrebbe provocato non solo in termini di vittime civili sul campo, ma anche nel resto del mondo, a causa della carenza di grano e di fertilizzanti determinata sia dalle sanzioni che dal blocco dei porti ucraini.

Da ultimo, e questo è avvenuto in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Mattarella ha voluto ricordare un’altra ferale conseguenza della «sciagurata guerra di aggressione della Federazione Russa all’Ucraina»: il rallentamento della lotta delle nazioni contro il cambiamento climatico. Ricordando la Conferenza di Stoccolma di 50 anni fa (il tema della Giornata 2022 è lo stesso di allora: «Un solo Pianeta», e non è un caso) Mattarella ha voluto avvertire sul rischio che non si rispetti l’agenda degli impegni assunti contro il climate change, e ha ragione. Il caos geopolitico scaturito da Putin fa sì che l’Europa cerchi in ogni modo di liberarsi dalla dipendenza dal gas e dal petrolio di Mosca, e per farlo in fretta non si sta andando per il sottile. Si cerca il gas ovunque, anche in Paesi instabili e non in linea con i diritti umani, e addirittura si torna ad utilizzare il carbone.

Questo succede anche in Italia: mentre da noi era in programma la progressiva chiusura delle vecchie centrali, ora le si è rimesse in funzione per ragioni di sicurezza nazionale. E se in Italia, e in altri Paesi sviluppati, si cerca contemporaneamente di accelerare l’utilizzo delle fonti rinnovabili (da noi il problema sono la burocrazia e le resistenze di comitati locali), altrove – soprattutto all’Est Europa: basti pensare alla Polonia e all’Ungheria – l’unica strada che viene imboccata è quella della ripresa del consumo di carbone, peraltro mai veramente dismesso in quei Paesi. Senza considerare che si riaccende in Europa la polemica sul nucleare con molte forze di governo, soprattutto conservatrici, che spingono per una soluzione che pure sembrava ormai alle spalle, soprattutto dopo la decisione della Germania di Angela Merkel di denuclearizzare anche in tempi relativamente brevi.

Insomma il Capo dello Stato vede bene il rischio che stiamo correndo proprio mentre abbiamo imboccato il decennio decisivo – stando agli scienziati Onu dell’Ipcc – per salvare la nostra stessa esistenza sul Pianeta. Quando il Capo dello Stato mette insieme le crisi umanitarie e l’emergenza climatica lo fa a ragion veduta: in Africa la desertificazione di terreni fertili e la siccità sempre più ricorrente promettono di spostare masse imponenti di disperati che fuggono dalla carestia e si muovono verso Nord, cioè verso l’Europa, in cerca di acqua, cibo e una vita degna di essere vissuta. Ciò che accadrà in Egitto e in altri Paesi africani nei prossimi mesi a causa della mancanza del grano russo e ucraino sarà solo la premessa di quanto potrà accadere in un futuro non lontano.

Le parole di Mattarella di ieri vanno dunque sottolineate in rosso per l’estrema preoccupazione che esse manifestano e che indubbiamente accentuano nel Presidente della Repubblica la già netta e inappellabile condanna della guerra e di chi l’ha voluta.

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