Propaganda e politica peseranno come le armi

Il fatto più eclatante, quello di cui tutti hanno parlato e di cui si parlerà ancora, è la resa dei soldati del Battaglione Azov, per un mese asserragliati nell’acciaieria Azovstal, a sua volta ultimo bastione della resistenza ucraina nella città di Mariupol’, per il resto totalmente occupata dai russi. Un evento che ha assunto un rilievo mediatico assai superiore alla sua importanza sul campo. Mariupol’ era appunto già caduta, la tenacia e la disponibilità al sacrificio dei suoi ultimi difensori era soprattutto uno spot al coraggio dell’Ucraina nel resistere all’invasione russa.

Propaganda e politica peseranno come le armi
Un soldato ucraino evacuato a Mariupol’
(Foto di ansa)

Dei miliziani dell’Azov si è molto parlato, anche molto prima di questa guerra. Non si può fare una colpa a Zelenskyj e agli ucraini se esaltano le loro gesta. La patria attaccata ha bisogno di eroi, li si trova dove capita. E qualche volta li si inventa, come il famoso «fantasma di Kiev», il pilota ucraino di caccia al quale venivano attribuiti quaranta abbattimenti di velivoli russi. Appena i russi fecero schiantare l’aereo del campione, gli ucraini dissero che il «fantasma» non era mai esistito, ch’era stato creato ad arte per intimorire il nemico.

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