Quella distanza dal paese reale

Iniziata male, la crisi di governo sta per finire peggio. Un giorno tristemente noto, da ricordare fra i più negativi della storia repubblicana recente: il discrimine passa tra responsabili e irresponsabili, il cui costo è sulla pelle degli italiani. Un passaggio caotico e drammatico, un dibattito modesto e rassegnato, che segna la frattura tra Palazzo e Paese reale.

Quella distanza dal paese reale

Grillini di Conte e centrodestra di governo (Lega, Forza Italia) portano il peso di aver sacrificato un uomo come Draghi e un governo di quasi unità nazionale che aveva una certa idea positiva di un’Italia resiliente: riformarla con la pioggia di euro dell’Europa nel pieno di una tempesta perfetta, equilibrando compatibilità economica e giustizia sociale. Una giornata definita in tanti modi, ma ugualmente riconducibile a un disastro: il giorno più lungo, della follia e dello spappolamento, nel teatro dell’assurdo e del surreale. Non ricordiamo un suicidio politico perseguito con così tanto zelo e ambiguità elevata a condotta di tribù, al quale peraltro non si riesce a dare un «perché» motivato. Perché, si chiede la maggioranza degli italiani, questo accanimento terapeutico? I numeri esigui di ieri al Senato parlano di una sfiducia politica al di là della fiducia aritmetica (95 sì): un’alchimia quella scelta dai guastatori (usciti dall’Aula o rimasti presenti senza votare per non far mancare il numero legale), senza neppure il coraggio di mettere la faccia su una spaccatura netta.

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