Quirinale
e governo
due partite
intrecciate

Il governo di quasi unità nazionale è in affanno, si veda la gestione di Omicron, anche se al tecnico Draghi non manca la mediazione politica, come s’è notato in queste settimane. Il primo a saperlo è Salvini, che deve decidere se abbandonare definitivamente la rotta populista o accettare il draghismo. Un esecutivo dal fiato corto: la testa è al Quirinale, il cuore di bottega delle forze politiche ai tatticismi. Il sistema politico, anzi il sistema Paese, è sul crinale: la vasta maggioranza di governo può sfruttare l’elezione presidenziale per consolidare o archiviare i risultati positivi ottenuti negli ultimi 10 mesi su pandemia e ricostruzione economica.

Quirinale e governo due partite intrecciate

Nel primo caso usciremmo rafforzati, nel secondo torneremmo agli anni bui. Il punto di caduta sta nel confezionare un «pacchetto completo»: un nome di garanzia al Quirinale, un premier che assicuri la continuità. Primo problema: non c’è una maggioranza presidenziale netta in grado di far decollare una candidatura condivisa. Secondo: Berlusconi, da parte sua, intende procedere anche per una questione personale. Vuole farsi contare e pesare: capire quanto vale in un centrodestra che non è più suo e nell’area contigua. L’incognita dell’anziano leader è un’avventura estrema e un ostacolo per una sintesi unitaria. Il pericolo è: bruciamo Draghi al Quirinale e pure a Palazzo Chigi, proprio nel momento in cui non potremo più contare su un uomo di qualità qual è Mattarella?

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