Quirinale, risiko
cui manca il regista

È un gran formicaio impazzito, questo mondo politico tenuto a bada dal governo Draghi e impaurito dalla scelta che dovrà fare per il nuovo presidente della Repubblica. Tutti parlano, si incontrano, tramano, lanciano segnali, ammiccamenti, riconoscimenti e il risultato è una grande confusione. Non c’è un regista, qualcuno che si incarichi di condurre le cose come successe con de Mita che fece eleggere Cossiga alla prima votazione, o con Veltroni che portò subito Ciampi al Quirinale. Ma già Bersani, dopo aver «quasi vinto le elezioni» e vanificata la possibilità di fare un governo, non riuscì ad eleggere il successore di Napolitano che infatti fu costretto a rimanere al suo posto per un paio di anni. Molti vorrebbero che la cosa si ripetesse con Mattarella: un biennio di transizione con il Presidente ancora al suo posto, Draghi a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura e poi si vedrà.

Quirinale, risiko cui manca il regista
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipa alle celebrazioni per i 190 anni Consiglio di Stato al Teatro Carignano di Torino, 12 novembre 2021
(Foto di Jessica Pasqualon/ansa)

Per questo progetto – che dimostra l’impotenza delle forze politiche – sembrava che ci fosse un solo ostacolo: il «no» secco di Mattarella a restare su un trono che facilmente si potrebbe trasformare in una graticola. Ora però sappiamo che Draghi ambirebbe al Quirinale. Questo apre un’altra questione: se Draghi sale al Colle, chi va al governo? Forza Italia ha messo le mani avanti: in quel caso si va a votare subito. Proprio quello che nessuno vuole, né i partiti né i parlamentari (molti dei quali sanno che mai più vedranno Palazzo Madama o Montecitorio e tantomeno gli stipendi connessi alla carica). Forza Italia ha fatto la mossa – che ha irritato non poco Matteo Salvini – per l’unica ragione che Berlusconi ci tiene a comparire come candidato «vero» alla prima carica della Repubblica. Tanto ci crede che corteggia persino i Cinque Stelle («Quelli a Mediaset non li avremmo presi neanche per pulire i c…», disse un tempo) al punto da elogiare il reddito di cittadinanza che pure veniva bollata come «la pensione da divano».

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