Referendum, il flop non è solo dei quesiti

I 5 referendum abrogativi sulla «giustizia giusta», voluti da Radicali e Lega, non hanno raggiunto il quorum, la metà più uno degli aventi diritto al voto, e quindi non sono validi.

Referendum, il flop non è solo dei quesiti
Un seggio elettorale con le schede per il referendum
(Foto di Ansa)

L’affluenza alla chiusura dei seggi ieri sera alle 23, era – secondo i dati Ansa – fra il 15 e il 23%, ancora meno di quel 30% ritenuto la base iniziale di consenso. Una sconfitta annunciata, una iniziativa depotenziata sin da subito, con promotori come Salvini che hanno dato l’impressione di non crederci più di tanto: il leader leghista, allestiti i referendum, ha messo la testa altrove e la sua stessa credibilità in tema di garantismo è sempre stata discussa. Non c’è stata mobilitazione popolare, è mancata la copertura mediatica. In definitiva la questione giustizia non è stata «sentita» dall’opinione pubblica, per quanto i problemi restino tuttora aperti, come quello controverso dell’utilizzo della carcerazione preventiva e del rapporto conflittuale tra politica e ordine giudiziario. Referendum sovrastati da urgenze più «calde», azzoppati anche dai tecnicismi. Lo stesso effetto trascinamento delle elezioni comunali non deve aver pesato più di tanto: anzi, si può dire che nella combinazione dei due voti nello stesso giorno, a quello referendario sia toccata inevitabilmente la parte del parente povero.

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