L'Editoriale
Martedì 03 Febbraio 2026
Sicurezza accelerata e ricerca dell’unità
ITALIA. Il Consiglio dei ministri di domani varerà il nuovo decreto sicurezza discusso ieri a Palazzo Chigi nel vertice convocato dalla premier dopo i fatti di Torino con ministri e vertici delle forze dell’ordine.
Alcune delle misure saranno inserite in un decreto, di immediata applicazioni, altre invece rimarranno nel disegno di legge già in gestazione da affidare al dibattito parlamentare. In entrambi i casi è aperto il confronto all’interno della maggioranza e con il Quirinale i cui uffici legislativi hanno già fatto sapere che esamineranno con molta attenzione il testo che sarà inviato al Colle dal Governo, per evitare che ci possano essere tratti di incostituzionalità.
Però è certo che Meloni vuole dare un’accelerata alle misure sull’ordine pubblico, un vero e proprio giro di vite, con una iniziativa politica che intende coinvolgere le opposizioni. Meloni chiede che le sinistre votino una risoluzione unitaria del Parlamento che dovrà seguire le comunicazioni questa mattina del ministro dell’Interno Piantedosi. Quella di lanciare un appello alla buona volontà dell’opposizione è un atto doveroso, trattandosi di misure che vanno a limitare la libertà personale di cittadini, ma dall’altra è anche un’abile mossa perché va a stimolare le contraddizioni delle sinistra che, come è noto, hanno posizioni molto diverse anche se tutte al riparo delle dichiarazioni obbligate ed ufficiali: «Siamo contro la violenza da qualunque parte essa venga». Non a caso al corteo pro Askatasuna c’erano personaggi della sinistra radicale piemontese aderenti ad AVS e anche al M5S, parlamentari cui fa riferimento una certa opinione pubblica che ieri nel corso dell’intera giornata ha fatto in modo di sminuire l’aggressione al poliziotto a terra e senza casco («Non lo colpivano con un martello, era solo un martelletto») e avanzato sospetti di una presunta montatura poliziesca e di destra «per reprimere il dissenso», ecc.
In ogni caso, Giuseppe Conte non si è fatto prendere alla sprovvista e ha subito risposto all’appello della premier dando la propria disponibilità a discutere («da mesi chiediamo di aprire una discussione sulla sicurezza») mentre solo silenzio da AVS e pochi commenti dal Pd la cui segretaria per il momento si è fatta viva con Meloni solo per chiederle «di non strumentalizzare l’accaduto».
Peraltro le polemiche di queste ultime ore sulla violenza dell’estrema sinistra si vanno ad incrociare con la tematica del referendum sulla giustizia. È stata Meloni in prima persona a rivolgersi ai giudici in tono implicitamente polemico, chiedendo che non usino i guanti con i violenti di piazza e ricordando che nei confronti degli agenti di polizia le procure sono pronte a far scattare l’accusa di «omicidio volontario» come è successo a Rogoredo. Le misure allo studio mirano proprio a ridurre il margine di discrezionalità dei magistrati evocando per esempio lo scudo penale per poliziotti e carabinieri che oggi vengono automaticamente messi sotto inchiesta per il loro operato nelle circostanze più pericolose.
Il governo ha anche l’intenzione di introdurre, tra le tante misure, il fermo preventivo dei possibili violenti, ma il tema è a rischio perché potrebbe compromettere la libertà costituzionale di manifestare il proprio pensiero, di inasprire le pene per il porto d’armi illegale (i coltelli dei «maranza») e di tenere lontani dalle aree urbane i soggetti già segnalati come violenti. Chiedere alla magistratura di essere severa con chi attenta all’ordine pubblico è un modo, da parte del centrodestra, di attaccare le cosiddette «toghe rosse», come le chiamava Berlusconi, cioè i giudici di sinistra che applicano la legge in modo ideologico. Salvini chiede che chi organizza manifestazioni risarcisca di eventuali danni ma Forza Italia ha fatto sapere di non essere d’accordo.
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