Sopravvivenza e dignità, l’Ucraina in sospeso

MONDO. E’ forse il momento più duro per l’Ucraina, sospesa fra dignità e sopravvivenza: l’arrivo del «generale inverno» che impone le severe leggi della natura, l’uscita di scena per l’inchiesta sulla corruzione di Andriy Yermak (il principale collaboratore di Zelesnky e l’«uomo indispensabile»), i negoziati diplomatici che faticano a trovare un punto d’equilibrio, tutto questo delinea un quadro tormentato.

Vediamo i vari aspetti. All’annuncio del Piano di pace di matrice americana in 28 punti, il presidente ucraino e le Cancellerie occidentali lo hanno immediatamente stigmatizzato come una «capitolazione» o un «diktat», lasciando anche intendere che era stato scritto a Mosca. Da qui, dopo la bocciatura di un Piano europeo in 28 punti, il rilancio di un nuovo schema ucraino-americano in 19 punti che è oggetto del negoziato in atto in questi giorni. In realtà già quanto previsto dal Piano originale in 28 punti era nelle parti essenziali, per molti versi, contrario alle aspettative russe.

ta politicamente (Unione europea) e militarmente (Nato) all’Occidente rappresenta una minaccia esistenziale

Le dimensioni previste per l’esercito ucraino dopo la fine del conflitto (600 mila effettivi), le porzioni di territorio nel Donbass che gli ucraini dovrebbero lasciare trasformate in «zona demilitarizzata», le robuste garanzie di sicurezza da parte Usa, sono tutti punti inaccettabili per i russi. Mosca ha più volte fatto capire che un’Ucraina trasformata in democrazia liberale agganciata politicamente (Unione europea) e militarmente (Nato) all’Occidente rappresenta una minaccia esistenziale. Non a caso le richieste russe non sono cambiate dall’inizio del conflitto, nel febbraio 2022, e sono respinte decisamente da Kiev perché ritenute, a loro volta, una minaccia esistenziale per la sovranità ucraina. Decisamente uno stallo.

Ma la domanda da farsi, e che ha risvolti evidentemente drammatici, è chi tra Russia e Ucraina continua ad avere le risorse e la determinazione a continuare la guerra. In quest’ottica gli spazi per mettere fine al conflitto diplomaticamente sono molto ristretti. Putin risponde alle diverse iniziative fin qui portate avanti da Trump cercando di mostrarsi ragionevole e disponibile al dialogo soprattutto per evitare un irrigidimento di Washington o, peggio, sanzioni economiche americane dolorose per un’economia russa già sufficientemente provata dallo sforzo bellico. Di fatto peraltro la dirigenza russa non deflette dagli obiettivi originari. Quindi soprattutto è a Kiev, alla sua flessibilità negoziale e alla comprensione della posta in palio, che bisogna guardare per la fine di un bagno di sangue con un bilancio probabile di più di un milione di morti tra civili e militari che si aggrava ogni giorno. Allo scandalo emerso nei giorni scorsi sulla corruzione nei gradi alti della dirigenza ucraina, sono seguite le dimissioni di Andriy Yermak, braccio destro di Zelensky e capo dell’Ufficio presidenziale incaricato di negoziare con americani e russi i termini per la fine della guerra. Si tratta di un colpo molto forte alla credibilità dello stesso leader ucraino e non è difficile immaginare un’Ucraina in uno scenario post bellico con un nuovo presidente.

Ma la domanda da farsi, e che ha risvolti evidentemente drammatici, è chi tra Russia e Ucraina continua ad avere le risorse e la determinazione a continuare la guerra. In quest’ottica gli spazi per mettere fine al conflitto diplomaticamente sono molto ristretti

Un Paese - seppure mutilato nelle sue dimensioni, al di fuori della Nato e con un esercito di poche migliaia di unità - che emerga dal conflitto con una sua sovranità garantita da europei e americani sarebbe un punto di arrivo auspicabile. Non bisogna farsi illusioni sulle interferenze russe in ogni fase del consolidamento di una nuova entità statale ucraina. Mosca utilizzerà ogni mezzo per influenzare le elezioni presidenziali che si dovranno tenere e per mantenere destabilizzato un potenziale nemico ai suoi confini. In previsione di un probabile esclusivo interesse economico americano nella ricostruzione e nelle sfruttamento delle risorse presenti sul territorio ucraino, saranno gli europei ad essere chiamati a puntellare lo Stato ucraino e ad indurlo a profonde riforme che forniscano gli strumenti per difendersi dall’influenza russa. Una sfida per tutti - ucraini ed europei - inevitabile e molto onerosa, ma l’appello è a non lasciare che il campo di battaglia (come molti ancora auspicano a Mosca ) emetta il suo verdetto inappellabile.

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