Sulle nomine previsioni smentite, Rai in testa

ITALIA. Le previsioni sono state smentite: quando tutti o quasi parlavano di un nuovo stop nella partita delle nomine al vertice delle forze dell’ordine e della Rai a causa dei contrasti tra i partiti della maggioranza e i ministri del governo, Giorgia Meloni ha sorpreso tutti e ha annunciato i nomi del nuovo vertice della Polizia, Vittorio Pisani, e di quello della Guardia di Finanza, Andrea de Gennaro.

Contemporaneamente è stato designato al consiglio di amministrazione della Rai Roberto Sergio che ora può essere nominato amministratore delegato al posto di Carlo Fuortes e designare come direttore generale il suo successore (tra un anno) Alessandro Rossi.

La partita si è chiusa all’istante e tutta all’insegna del decisionismo di palazzo Chigi, di Meloni e dei suoi due sottosegretari Fazzolari e Mantovano che la spalleggiano e la sostengono in ogni circostanza anche scontrandosi con ministri amicissimi come Crosetto (aveva altri candidati alle Fiamme Gialle e anche a Finmeccanica-Leonardo) e non-nemici come Giorgetti che voleva fortemente un altro generale alla Guardia di Finanza ma non è riuscito nel suo scopo: anzi, la notizia della nomina è stata data in sua assenza, lui che è competente per ministero, proprio mentre si trova al G7 in Giappone.

C’è un altro aspetto in queste nomine da non sottovalutare. Tutte e tre sono in sostituzione di persone che non avevano terminato il loro mandato e che sono state mandate via anzitempo. La Rai anzitutto: Sergio sostituisce Fuortes a più di un anno dalla scadenza naturale dell’a.d. di viale Mazzini nominato da Mario Draghi e ostacolo principale alla «melonizzazione» della tv di Stato. Dopo un lungo balletto che lo voleva ora sovrintendente alla Scala ora al San Carlo di Napoli, Fuortes se ne va senza una vera garanzia sul suo futuro, dal momento che l’attuale gestore del teatro lirico napoletano promette fuoco e fiamme legali contro il decreto che lo pensiona a 70 anni. In ogni caso sulla Rai c’è poco da stupirsi: lo spoil system fa parte delle regole del gioco.

Ben diversa la questione dei vertici delle forze dell’ordine. Anche Lamberto Giannini era ben lontano dalla fine del mandato. Ma di lui si sapeva che non era gradito a Meloni e dunque, con la carriera del gambero, ora va a fare il prefetto di Roma, che di per sé è una retrocessione.

È vero che la nomina di Pisani è stata sponsorizzata soprattutto dal ministro Piantedosi e dal suo mentore Salvini ma Meloni ottiene comunque il risultato di non avere a capo della Polizia una personalità di cui evidentemente non si fidava.

Simile il caso della Guardia di Finanza. Di Giorgetti s’è detto, voleva un altro generale. Ma anche in questo caso palazzo Chigi ha trasferito il comandante in carica Zafarana alla presidenza (semi-onoraria) dell’Eni facendolo scendere da cavallo anzitempo e mettendo al suo posto il vice De Gennaro (e qui, come detto, scontentando ben due ministri di prima classe, quelli del Tesoro e della Difesa).

Si va insomma completando il quadro delle nomine dei più alti vertici burocratici, militari e manageriali di Stato secondo i voleri del centrodestra ma soprattutto di Fratelli d’Italia. Cosa che evidentemente non lascia del tutto tranquilli gli alleati leghisti e azzurri che vorrebbero contare di più ma devono scontrarsi con una presidente del Consiglio che di fatto si sente già premier, ossia munita di poteri più ampi di quelli che normalmente sarebbero riconosciuti in un governo di coalizione. Ma il potere le deriva dai voti che ha, lo abbiamo ripetuto tante volte, e Meloni sa farsi valere. Quanto all’opposizione: non pervenuta.

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