Una città che cresce e i nodi da sciogliere

IL COMMENTO. Bergamo piace, quanto meno attrae ed è già tanto di questi tempi, a maggior ragione dopo un quarto di secolo che ha registrato una vera e propria esplosione dell’hinterland.

Bergamo cresce, tocca quota 122.263 abitanti ed è solo una buona notizia. Perché al di là delle varie (talvolta contraddittorie) classifiche sulla qualità della vita il vero apprezzamento di una città si misura da chi la abita. E al di là dei mugugni è difficile che uno scelga di stare in un posto che non ritenga quantomeno gradevole. Nel giro degli ultimi 12 mesi il saldo registra un attivo di 186 unità, ma se allarghiamo il fronte a quel 2006 dove si è registrato il più basso numero di abitanti degli ultimi 20 anni si sale a 4.919. Bergamo quindi piace, quanto meno attrae ed è già tanto di questi tempi, a maggior ragione dopo un quarto di secolo che ha registrato una vera e propria esplosione dell’hinterland. Tema che avrebbe reso indispensabile un coordinamento tra capoluogo e Comuni contermini, ma al di là delle enunciazioni di principio (dice nulla la Grande Bergamo?) non si è saputi andare.

Nel giro degli ultimi 12 mesi il saldo registra un attivo di 186 unità, ma se allarghiamo il fronte a quel 2006 dove si è registrato il più basso numero di abitanti degli ultimi 20 anni si sale a 4.919

In un certo senso è anche una risposta fattuale a chi continua a disegnare Bergamo come il Far West, una città in preda a degrado, criminalità e traffico, temi che magari fanno conquistare like sui social ma che di solito non si trasformano in consensi nell’urna. Questo dicono almeno le ultime tornate elettorali. A meno che chi continua da qualche anno in qua a trasferirsi nel capoluogo non abbia una sottile tendenza al masochismo e cerchi un posto dove si viva male, ma sarebbe abbastanza bizzarro.

Manca il dibattito

Per carità, i problemi ci sono, eccome, e spesso sono proprio quelli denunciati, la differenza la fa però la misura con la quale si affrontano, spesso totalmente assente nel dibattito politico. Ed è un peccato, perché così viene meno sia un sano confronto che una visione reale delle cose. Per esempio quella di una città dove (pacificamente, senza ghetti da banlieue) gli stranieri sono ormai il 17% dei residenti: la fotografia di una trasformazione che è nei fatti, anche quelli che spesso non si vogliono vedere. Per miopia o convenienza politica.

Popolazione che invecchia

Ma Bergamo è anche una realtà dove le nascite continuano ad essere in calo e più della metà delle famiglie è composta da una sola persona (spesso anziana), il che unitamente all’invecchiamento costante della popolazione alza il livello della sfida delle politiche sociali. Tema che riempie ormai da tempo le agende degli operatori del settore e dove si può comunque contare su una tradizione consolidata, diventata con il passare del tempo quasi una vocazione. Un senso di comunità che non è solo un modo di dire, ma soprattutto di fare.

Nessuna isola felice, ma i numeri dimostrano che - pur con gli inevitabili problemi del caso - Bergamo è una città che si muove, capace di attrarre. Vuoi per un dinamismo naturale, vuoi per una posizione strategica, la presenza di realtà come l’aeroporto, l’Università, un polo sanitario d’eccellenza come il Papa Giovanni, una relativa vicinanza a Milano (da cui non a caso proviene la maggior parte dei nuovi residenti...) nonostante le disastrose performance di Trenord, tema sul quale si dovrebbe decisamente concentrare anche l’attenzione di chi è sì opposizione in città ma maggioranza (da sempre) in Regione e anche a Roma.

Nessuna isola felice, ma i numeri dimostrano che - pur con gli inevitabili problemi del caso - Bergamo è una città che si muove, capace di attrarre

Tutte queste peculiarità di Bergamo si coniugano a un’ identità precisa e a suo modo forte che ne ha impedito la trasformazione in un satellite del capoluogo regionale. Che di suo sarebbe vicino ad un passo, ma nei fatti spesso lontano anni luce. Come talvolta lo sono però anche diverse realtà di una provincia difficile da mettere a sistema dal punto di vista delle relazioni, a cominciare dal piano delle infrastrutture, forse il vero tallone d’Achille della Bergamasca e non solo di un capoluogo assediato ogni giorno da migliaia di pendolari.

E qui va fatto un inciso sul recente vertice con ministero e Anas sulle diverse (tante, troppe...) opere considerate strategiche per il territorio. Al di là delle perplessità su alcune soluzioni decisamente invasive e forse persino poco risolutive, l’impressione è quella di una partita da eterni supplementari: di quelle dove nella migliore delle ipotesi ci sono le idee ma non i soldi, nella peggiore mancano entrambe le fattispecie. Il che, sommato ai ritardi delle opere in corso (che comunque la luce la vedranno) e alle incertezze sui fondi per i nuovi servizi attesi, qualche preoccupazione la fa venire. E riguarda anche l’attrattività futura (e quindi la crescita) di un capoluogo che rimane sempre molto piccolo rispetto alla provincia intera, ma ciò nonostante conferma il suo ruolo centrale. Lo dicono i numeri, non i like.

© RIPRODUZIONE RISERVATA