«Siamo ciò che vogliamo essere». La lezione di vita di Mauro: il bicchiere è mezzo pieno

LA STORIA. «Noi non siamo ciò che ci accade, ma siamo come reagiamo a ciò che ci accade». Mauro Bernardi e la sua lezione positiva verso una vita «che sia sempre all’insegna della dignità».

Bergamo

Iniziare il nuovo anno con una storia positiva e con una persona che sa dare energia e forza per affrontare le avversità della vita. Una storia che fa del bene. «Non posso più camminare, ma la mia vita è ancora bellissima» può essere il sunto della storia di Mauro Bernardi, atleta bergamasco paralimpico e maestro di sci per persone con disabilità.

«Noi non siamo ciò che ci accade, ma siamo come reagiamo a ciò che ci accade»

Mauro racconta l’incidente che nel 2005 ha cambiato tutto. «Avevo 28 anni, avevo in pugno tutta la mia vita», ma aggiunge anche: «Noi non siamo ciò che ci accade, ma siamo come reagiamo a ciò che ci accade» dice e mostra una bottiglietta di plastica che porta sempre con sè: era sul camion quando c’è stato l’incidente. Per non dimenticare chi è e chi vuole essere: «Mia moglie Claudia l’ha trovata sul camion, me l’ha portata in ospedale nel momento più buio, quando non volevo più andare avanti. Lei mi ha spiegato la teoria del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma lo ha fatto in modo diverso: mi ha indicato che stava a me vedere il bicchiere mezzo pieno e che non era importante ciò che avevamo perso ma ciò che avevamo ancora».

Fondatore di Enjoysky Sport e maestro di sci per persone con disabilità, Mauro porta anche a conoscenza delle persone normodotate che cosa è la disabilità, «soprattutto nelle scuole» dove racconta la sua nuova vita in sedia a rotelle. «Quando succede come è capitato a me le certezze crollano, la differenza la fanno il tuo background, la fa chi ti sta vicino: per me Claudia, la mia famiglia, gli amici».

Nel 2005 Claudia e Mauro erano sposati da tre mesi: «Lei non mi ha lasciato anche se io avrei voluto: Claudia mi ha spiegato quanto era preziosa la vita e quanto avremmo potuto costruire insieme».

È diventato maestro di sci grazie all’Inail: «Mi ha permesso di provare a sciare dopo l’incidente, ho riscoperto il piacere di stare all’aria aperta, il confronto e la sfida con gli altri. Sciavo anche prima e mi sono impegnato in questo progetto: ho studiato per tre anni, ho portato la mia esperienza e le mie competenze e ho creato una didattica per insegnare e imparare a sciare in monosci». Mauro insegna dove viene richiesto insieme ai suoi volontari: «Lo faccio gratuitamente perché la mia professione ad oggi non è ancora normata. Siamo una asociazione no profit che permette ai maestri di sci di darci una mano e li affianchiamo apportando competenze e attrezzature».

Poi a scuola: «Parliamo di disabilità, facciamo sperimentare ai ragazzi cosa vuole dire essere disabili, parliamo di prevenzione». E aggiunge: «Non mi arrabbio, bisogna convivere anche con ciò che non ci piace, ma credo che la cosa che mi fa più male è che nella nostra società ancora non riusciamo a dare una professionalità a chi è disabile. Permettere a un disabile di portare le proprie competenze in ambito professionale è il mio sogno. I disabii devono avere una dignità: non sentirsi utili è la cosa più brutta che possa capitare».

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