Dalle favole ai turni pappa, «tre gemelli, grande avventura». Marco Conti: «Il consiglio? Sostenerli nei loro sogni»

L’INTERVISTA. «Sono un papà che cerca di arrivare dappertutto, dove possibile. A volte magari in questo modo faccio anche qualche guaio, ma sono un papà attento, premuroso. Mi dicono anche un po’ troppo ansioso». Sorride Marco Conti, giornalista bergamasco che abbiamo scelto di intervistare in questo appuntamento speciale de L’Eco di Bergamo Incontra dedicato alla festa del papà.

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Marco e sua moglie Monica sono genitori di tre figli, tre gemelli: «Ho sposato nel ’93 Monica, un’infermiera dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Il 1º dicembre del ’95 siamo diventati papà e mamma di Andrea, Laura e Giulia, che sono tre gemelli, oggi ventottenni».

Una grande avventura e un sorpresa non proprio da tutti: «Il medico ce l’ha detto a step: prima che erano due gemelli, poi che erano tre. Mi ha detto di sedermi un attimo prima di informarmi - ride -. Da quel momento la vita è decisamente cambiata».

«Usciti dall’ospedale, chiaramente felicissimi, abbiamo iniziato a farci qualche domanda. Il terzo chi lo tiene? - dicevamo -. Perché ci eravamo abituati alla possibilità di avere due gemelli, perché una testa va bene... ma il terzo? - scherza -. Ovviamente ci siamo organizzati ma le fatiche sono state tante, nella quotidianità per esempio».

I primi mesi, il sonno, l’allattamento: «Riuscivamo a dormire tre, quattro ore, ma nell’arco della giornata. È stato veramente un po’ complicato. La cosa bella è stata che si è sparsa subito la notizia e in molti, in maniera molto spontanea, si sono fatti avanti, anche solo per andarci a fare la spesa».

Tanta fatica, ma anche tante soddisfazioni e ricordi: «Uno dei momenti che mi emoziona ancora ricordare è la sera insieme a leggere fiabe» dice il papà e aggiunge: «I momenti di felicità sono quando li vedi felici. Quando per esempio li vedo felici del lavoro che fanno e vedo nei loro occhi anche un senso di gratitudine». Il sogno? «Spero che i miei figli, guardandosi indietro fra venti o trenta anni, possano dire che hanno trascorso la vita che volevano».

Con il ricordo che va a quando Marco Conti è stato ricoverato in gravissime condizioni in ospedale, a causa del Covid: «Ho passato quattro mesi della mia vita in Terapia intensiva e nel frattempo la vita è andata avanti. Molti medici mi hanno detto che la forza che ad un certo punto ho avuto mi ha savato: è stato il desiderio intenso di voler rivedere i miei figlia, la mia famiglia».

Un consiglio? «Aiutare i propri figli , ma mantenendo sempre una certa distanza, quindi supportandoli in tutto quello che è possibile e ovviamente essere presenti nelle loro decisioni più complicate».

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