«Abusi sulle ragazze». Anche a Bergamo una giornata d’ansia per le fake sulle chat
DOPO LE MANIFESTAZIONI. Annunciate violenze di gruppo dopo i disordini ai cortei, ma sono troll. Un tentativo di molestie si è però registrato.
Lettura 2 min.Non la psicosi che qualcuno si augurava di generare propalandoli sui social. Ma i messaggi fake, che sono man mano diventati inquietante tam-tam attraverso una sorta di catena di Sant’Antonio, un pizzico di preoccupazione l’hanno creata fra le studentesse e i loro genitori. Tanto che nella mattinata di martedì 20 ottobre, alcune ragazze non si sono presentate negli istituti superiori che frequentano e molte, anziché servirsi dei mezzi pubblici, hanno preferito farsi accompagnare a scuola in auto da mamme e papà.
Si tratta di avvertimenti veicolati per lo più su Whatsapp (ma anche su Telegram e Instagram) in cui si parla di possibili violenze sessuali organizzate da gruppi di giovani. «Una lista di nomi di tipe da violentare», «per ogni scuola di province di Milano, Bergamo, Crema». E ancora: «Domani vogliono organizzare uno stupro di massa di ogni ragazza che si trova in giro in città». Questo il tenore delle chat che hanno preso a circolare lunedì 19 ottobre, alcune sgrammaticate, quasi tutte senza precisi riferimenti geografici. La polizia postale di Bergamo e la Digos li hanno analizzati e propendono a considerarli l’opera di troll finalizzata a suscitare apprensione generale o a ottenere visualizzazioni per i loro canali grazie alle condivisione degli screenshot.
Le indagini della polizia postale
Gli agenti della Postale, dopo aver ricevuto svariate segnalazioni da genitori e dalle scuole, hanno svolto accertamenti, ma non sono per ora riusciti a risalire alla vera identità di chi ha dato vita agli account da cui sono partiti i post. Anche l’Atb ha preso visione dei messaggi, «ma ad oggi - fa sapere l’azienda di trasporto pubblico - non abbiamo ricevuto segnalazioni in merito a comportamenti scorretti a bordo dei nostri mezzi». Che, ricorda la società, «sono tutti dotati di sistema di videosorveglianza».
Il caso di sabato 17
L’ipotesi della campagna fake non ha però soffocato gli scrupoli dei poliziotti. Che restano sul chi vive, almeno per due ragioni. La prima è che molestie di gruppo si sono verificate in passato in diverse città europee durante manifestazioni pubbliche, non ultimo il Capodanno 2025 in Piazza Duomo a Milano dove giovani donne, per lo più turiste straniere, furono oggetto di pesanti attenzioni sessuali da parte di uomini che le avevano accerchiate e palpeggiate, nonostante fossero tra la folla. È il fenomeno del taharrush jama’i (molestia collettiva di gruppo), in cui sembra ricadere - e qui siamo al secondo motivo di allarme da parte della polizia - l’episodio accaduto sabato nel piazzale della stazione di Bergamo, durante la manifestazione studentesca. Un gruppo di ragazzi, abbigliati come maranza, ha cercato di isolare alcune studentesse e di toccarle nelle parti intime. Le ragazze hanno però avuto la prontezza di riflessi di spostarsi, con una di queste che ha poi raggiunto alcuni poliziotti per segnalare quanto accaduto. Il tutto è durato pochi secondi, dopo i quali i molestatori sono riusciti ad allontanarsi. La Digos sta esaminando il filmati per risalire alla loro identità.
Intanto, dopo il lunedì movimentato in tema di disordini a Bergamo e a Treviglio, martedì 20 ottobre è stata una giornata tranquilla in entrambe le città. Rimane fermo a dieci il numero di ragazzi denunciati a piede libero. Ma le indagini per dare un volto ad altri protagonisti degli scontri proseguono.
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