«Accoglienza ucraini: la Chiesa non resti sola»

Un anno di guerra. Gioie e fatiche delle comunità parrocchiali che hanno aperto le porte a 337 profughi. Il vescovo: «È un valore morale».

«Accoglienza ucraini: la Chiesa non resti sola»

La guerra in Ucraina non è finita, l’accoglienza non è finita . Lo dice con tono vibrante, il vescovo Francesco Beschi, in chiusura dell’incontro «Comunità accoglienti, fraterne e ospitali», ieri in Seminario. Si dice «toccato e coinvolto» dalle tante testimonianze ascoltate. Di sacerdoti, suore, volontari, famiglie ospitanti e ospitate, che hanno condiviso gioie e fatiche di un cammino iniziato quasi un anno fa. Nella consapevolezza che non si tratta di una pagina chiusa. « La Chiesa di Bergamo c’è stata, c’è e ci sarà sempre – assicura monsignor Beschi –, non perché siamo i più bravi, ma perché crediamo che il Vangelo è una forza che non si esaurisce mai ». E se c’è un’attesa, così la definisce, «è quella di non rimanere soli». La chiamata è «all’esercizio di un’accoglienza che non è solo un’emergenza, ma è un modo di vivere insieme per migliorare la convivenza umana. L’accoglienza non è uno spazio libero, ma un valore, una scelta morale, che costa cara, e non solo in termini economici, richiede fatica».

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