Al «Papa Giovanni» è record di nascite: 95 bimbi in sei giorni

In ospedale. Il boom tra il 24 e il 29 settembre: 40 femmine e 55 maschi. Sia domenica sia giovedì 18 parti. In media se ne contano una decina.

Il pianto, nel via vai dell’ospedale, è anche quello di una vita che sboccia. Il primo grido di un bebè, lo strillo di chi si presenta al mondo. Che la crisi demografica sia un dato di fatto, lo dicono i numeri. Ma ci sono anche altre cifre, intrecciate alle storie, che raccontano di come forse ci sia un segno di concreta speranza: sia domenica sia giovedì al «Papa Giovanni» sono nati ben 18 bambini in ventiquattr’ore, un record recente considerato che in media si contano 10-12 parti al giorno. Di più: in sei giornate, tra il 24 e il 29 settembre, l’ospedale della Trucca ha «ospitato» 93 parti, per un totale di 95 nascite (erano compresi anche due parti gemellari), con 40 femmine e 55 maschi. Giornate eccezionali, in cui la fatica di un impegno sopra la media è ripagata ancor di più dalla gioia di accompagnare mamme, papà e figli nel primissimo tratto del cammino più prezioso.

Tra il 24 e il 29 settembre, l’ospedale della Trucca ha «ospitato» 93 parti, per un totale di 95 nascite con 40 femmine e 55 maschi.

«In un periodo di generale calo delle nascite, questo è un bel messaggio», sorride Giovanna Mangili, direttrice del Dipartimento materno-infantile e pediatrico e della Patologia neonatale del «Papa Giovanni». «Siamo abituati ad avere picchi di nascite, siamo al quarto posto in Italia per parti (dopo il Sant’Anna di Milano, la Mangiagalli di Milano e il Fatebenefratelli di Roma, ndr), e anche lo scorso anno abbiamo superato, seppur di pochissimo, le 4mila nascite – ricorda Mangili -. Però in questa fase è sicuramente un segnale in controtendenza. È eccezionale il lavoro di tutti i professionisti, un’équipe che lavora al massimo e con grande passione, ed è una soddisfazione sapere di essere scelti dalle famiglie per un momento fondamentale per le proprie vite.

C’è una dedizione straordinaria da parte del personale». Sembra che il post-Covid abbia consegnato anche una ritrovata voglia di far germogliare la famiglia: «È una sensazione che cogliamo anche qui, i dati sulle nascite da noi stanno reggendo – prosegue Mangili -. Anche durante il periodo più buio della pandemia, la Neonatologia ha continuato a fare il proprio lavoro: i neonati sono stati poco colpiti dal virus, un po’ più le mamme. Ormai però abbiamo numeri molto bassi di mamme positive, e soprattutto stanno bene. C’è stata anche una graduale riapertura delle visite, certo ancora con alcune precauzioni. Con un grande impegno abbiamo però sempre garantito la presenza del papà in sala parto, che è fondamentale».

In un periodo di generale calo delle nascite, questo è un bel messaggio»

Di fronte a uno sforzo così importante, «un grande apprezzamento va a tutto il personale della sala parto e dei reparti della Ostetricia e Ginecologia per il loro impegno straordinario di questi giorni – sottolinea Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’Asst “Papa Giovanni” -. La dimostrazione eccezionale di flessibilità, organizzazione e competenza dei nostri professionisti sono un segnale estremamente positivo per tutte le mamme, bergamasche e non solo, che scelgono di rivolgersi a noi. L’ospedale “Papa Giovanni XXIII” è ai primissimi posti in Italia per numero di parti e di bambini nati ogni anno. Ma avere grandi numeri non significa perdere di personalizzazione e di attenzione per la donna in questo passaggio delicato della vita. Attenzione che rivolgiamo anche a tutti i bambini e le bambine, dal primo all’ultimo, che nascono nel nostro ospedale. Qui vengono gestiti i casi, anche più complessi, grazie alla presenza di tutte le specialità mediche e chirurgiche specializzate nella gestione della donna in gravidanza complessa o patologica e sull’infanzia. Bergamo ha un grande ospedale di tutti che sta consolidando al suo interno sempre più un ospedale del bambino».

Nell’ultima giornata da record, quella di giovedì, tutti i parti sono stati naturali o indotti, senza alcun cesareo

Nell’ultima giornata da record, quella di giovedì, tutti i parti sono stati naturali o indotti, senza alcun cesareo: e senza parti programmati, dunque, l’impegno del personale è stato ancora più intenso, sempre garantendo però la profondità del profilo umano. Oltre guanti e mascherine, camici e cuffie, ci sono persone prima che professionisti. Nelle 8 sale parto del «Papa Giovanni» perennemente operative, al lavoro si alternavano le équipe composte da ostetriche, ginecologi, anestesisti, neonatologi, infermieri del «nido» e Oss. «Un’orchestra», secondo la metafora che sceglie Patrizia Ghilardi, responsabile per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali del Dipartimento materno-infantile e pediatrico, «dove ognuno ha il proprio ruolo»: «Questi momenti ci emozionano sempre. Il nostro impegno è per garantire qualità e appropriatezza delle cure. Sentiamo la responsabilità di essere preparati a garantire un servizio all’altezza. Dedichiamo anche molto tempo alle simulazioni, così da essere pronti a ogni evenienza. Ma c’è anche un grandissimo lavoro comunicativo, di vicinanza umana, prima e dopo il parto: nei due giorni in cui le mamme restano in ospedale dopo il parto, si forniscono tantissime informazioni e competenze pratiche. Per ogni dubbio, noi ci siamo». In questi giorni, ancor di più

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