Aumenta il reddito medio: Mozzo e Gorle al «top». Cenate Sotto batte la città
I DATI DEI «730». I bergamaschi guadagnano in media 27.290 euro (+3,9%) e recuperano potere d’acquisto. Il capoluogo «scalzato» dal podio, è quarto.
Mentre l’orizzonte economico resta incerto come non mai, punteggiato da altri nuvoloni geopolitici pronti a scaricare un temporale di rincari, la consolazione è nel recente passato. Perché nonostante tutto i redditi crescono, e addirittura lo fanno più dell’inflazione. Una buona notizia, almeno letta col senno di poi, la consegnano i nuovi dati sui «730» pubblicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e rielaborati dalla società di ricerca Excellera. Stando alle dichiarazioni presentate nel 2025, dunque riferite a quanto maturato nel 2024, il reddito medio complessivo di un contribuente bergamasco si attesta a 27.290 euro lordi: nel giro di un anno l’incremento è stato del 3,9%, l’equivalente di 1.019 euro lordi in più, mentre nel 2024 l’inflazione viaggiava – secondo l’Istat – allo 0,9%. Di fatto, almeno sulla carta, c’è stato un lieve recupero del potere d’acquisto.
La geografia del Paese presenta variazioni minime: guardando al reddito complessivo medio, la Bergamasca scivola dal 16° al 17° posto nella classifica nazionale (in testa c’è il Milanese con 33.803 euro, la media nazionale è di 25.820 euro), mentre nel ranking dei capoluoghi italiani Bergamo (34.263 euro) si conferma in terza piazza dopo Milano (40.316 euro) e Monza (35.628 euro).
Provincia a più velocità
La forbice tra il posizionamento della città e quello della provincia rilancia la fotografia di un territorio a due velocità: l’area urbana rimane fortemente dinamica, ai vertici del Paese, mentre le aree interne faticano. Non è certo una novità, perché è soprattutto nei piccoli borghi montani che si sconta l’intreccio tra demografia ed economia, invecchiamento e rarefazione delle opportunità economiche. Solo 2 Comuni su 243 hanno segnato un arretramento del reddito medio nel 2024, ed entrambi si trovano in quota (Blello e Taleggio), così come la coda della graduatoria provinciale è popolata soprattutto da piccole località seriane e brembane.
La classifica dei Comuni
Il podio dei «paperoni» presenta invece una novità: se Mozzo (lì ogni contribuente, in media, dichiara 38.574 euro lordi complessivi, +6,7%) e Gorle (36.843, +3,4%) conservano la medaglia d’oro e d’argento, Cenate Sotto (35.134 euro, +6,3%) si prende il bronzo, scalzando Bergamo (34.263 euro, +2,5%), visto che la città, pur in traiettoria positiva, nel 2024 è andata a passo più lento. La prosperità si concentra nella cintura urbana, specie in quei Comuni dove i servizi si coniugano a un certo verde: a completare la top-ten ci sono infatti Torre de’ Roveri (31.849 euro, +3,5%), Ponteranica (31.659), Treviolo (31.596 euro, +6,5%), Ranica (31.253 euro, +5,3%), l’eccezione lacustre Sarnico (30.964, +3,9%) e Scanzorosciate (30.283, +3,5%).
Appena fuori da questo perimetro, all’11° posto, c’è il caso peculiare di Calcinate, che nel 2023 era appena 109°: in dodici mesi il reddito medio complessivo ha fatto un balzo da 24.363 a 30.069 euro, crescendo quasi di un quarto (+23,4%), verosimilmente trainato da nuovi nuclei benestanti insediatisi nelle zone residenziali più recenti e pregiate. Tra gli exploit c’è invero qualche nicchia montana, come Brumano (da 20.146 a 24.172 euro, +20%), Piazzolo (da 18.425 a 20.844 euro, +13,1%) e Vedeseta (da 18.043 a 20.269 euro, +12,3%), mentre la classifica bergamasca si chiude – seguendo il trend storico – con Valtorta (19.205 euro), Blello (17.767 euro) e Cassiglio (17.581 euro). Lì, in sostanza, un residente dichiara circa la metà di chi vive a Mozzo o Gorle.
Ricchezza concentrata
L’ulteriore incremento della platea dei contribuenti (da 835.977 a 844.716) si lega prevalentemente alla lunga fase di espansione occupazionale (più lavoratori, più persone che dichiarano un reddito). Chiaramente, però, il ventaglio della ricchezza è sempre ampio: i 495.131 bergamaschi con un reddito da lavoro dipendente hanno dichiarato in media 27.019 euro, i 282.072 contribuenti con una pensione si fermano a 22.816 euro, i lavoratori autonomi arrivano a 80.644 euro; viaggiano su numeri residuali le altre tipologie di contribuenti.
Sono circa 150mila – quasi uno su cinque – i bergamaschi che dichiarano meno di 10mila euro lordi annui, una platea piuttosto composita: c’è chi lavora saltuariamente per scelta (i giovani universitari) e chi perché non riesce a liberarsi dalla precarietà, ci sono le pensioni minime e s’intravede una sacca di lavoro povero. Le fasce più rappresentative (e rappresentate) sono invece altre, come i 244mila contribuenti tra i 15mila e i 26mila euro e gli ormai 300mila tra i 26mila e i 55mila euro. Risalendo la piramide del benessere, al vertice si trovano gli 8.678 bergamaschi con un «730» che sfora i 120mila euro (più che raddoppiati in vent’anni, erano 3.928 nel 2004): rappresentano l’1,1% dei contribuenti, ma l’ammontare totale dei loro redditi (pari 1.974.265.695 euro) vale l’8,6% di tutto ciò che si è dichiarato in Bergamasca nel 2024. L’insieme dei redditi è stato di 23 miliardi e 52 milioni: è il 7o «tesoretto» più importante tra le province italiane e il terzo in Lombardia dopo i redditi generati da Milano (84 miliardi complessivi) e Brescia (25,2 miliardi).
© RIPRODUZIONE RISERVATA