Azzardo, in provincia di Bergamo «bruciati» 2,6 miliardi. E prevenzione e cura costano molto

I DATI. In Bergamasca raccolta cresciuta di 100 milioni in un anno. Vola il gioco on line. Torrigiani: «Così si continua a far impoverire le famiglie e a far ingrassare le lobby finanziarie».

Suppergiù, farebbero circa 2.800 euro a testa per ogni adulto. La corsa del gioco d’azzardo non conosce sosta, accelera trainata dalla nuove tecnologie e tocca un nuovo picco: nel 2025 in provincia di Bergamo sono stati giocati 2 miliardi e 667 milioni di euro. È un fatturato da colosso dell’industria, un giro d’affari che si fa beffe dell’incertezza economica. Nel 2024 l’ammontare del settore era di 2 miliardi e 567 milioni di euro, in dodici mesi è cresciuto esattamente di altri 100 milioni (+3,9%). Si tratta – va precisato – della cosiddetta «raccolta»: è l’insieme di tutte le giocate, di cui una parte torna poi indietro come vincita, quindi la perdita secca è in realtà più contenuta.

Ma una cifra più delle altre consegna un’evidenza plastica. Considerando che in teoria il gioco è riservato ai maggiorenni, e che in Bergamasca i cittadini over 18 sono 945mila, lo scorso anno la loro spesa pro capite sarebbe stata di a 2.821 euro. Un paio di stipendi o di pensioni, grosso modo: e se ovviamente non tutti «grattano» o «puntano» (o, se lo fanno, non tutti spendono così tanto), è facile intuire come ci sia anche chi investe migliaia e migliaia di euro. Rovinando bilanci familiari e salute. Bergamo è la terza provincia lombarda per giocate, dopo Milano (9,4 miliardi di euro giocati nel 2025) e Brescia (3,2 miliardi), e in totale nell’intera regione sono finiti in questo «pozzo» ben 26 miliardi di euro. Una cifra simile, ad esempio, al budget annuale della Regione per la sanità pubblica.

Resta poco all’Erario

E alle casse pubbliche quanto resta? Poco, in proporzione molto poco: «La percentuale di guadagno dello Stato rispetto al volume dei soldi giocati continua a essere imbarazzante – spiega Filippo Torrigiani, esperto di gioco d’azzardo e consulente della Commissione parlamentare antimafia e del Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti, che ha elaborato i dati ufficiali dell’Agenzia dei monopoli, del ministero dell’Economia e della Commissione Finanze della Camera -: in Italia nel 2025 su una raccolta di 165,3 miliardi ne sono stati incassati 11,5, un misero 7%. Ci sono alcuni esempi che gridano vendetta e che credo sia giusto far conoscere: lo Stato guadagna di più su beni la cui spesa è divenuta pressoché incomprimibile. Ad esempio, lo Stato incassa il 10% del valore aggiunto del prezzo finale della maggior parte della carne venduta, un bene di prima necessità».

I dati disaggregati indicano che quanto giocato nel 2025 in provincia di Bergamo ha portato al fisco 209,8 milioni di euro, pari al 7,9% della raccolta; su scala regionale, invece, l’Erario ha recuperato 1,9 miliardi di euro. «Tutto ciò – specifica Torrigiani – è riconducibile a scelte deprecabili di carattere politico, che nonostante l’evidenza dei fatti continuano a far impoverire persone e famiglie e a far ingrassare le lobby finanziarie che, ormai, detengono la fetta più importante del mercato dei giochi d’azzardo».

«La politica persevera nell’errore»

Per la finanza pubblica, sempre a corto di risorse, sembrerebbe comunque una boccata d’ossigeno. In realtà, occorre considerare l’impatto sociale e sanitario della dipendenza patologica: «Nonostante l’evidenza delle degenerazioni che il gioco produce – rileva Torrigiani -, la politica persevera nell’errore: tutto muove sempre e soltanto dagli appetiti dei gettiti da ascrivere a bilancio, per di più con guadagni risibili per le casse erariali. La prevenzione, la cura della malattia da gioco e il contrasto all’illegalità hanno un costo altissimo che tutti i cittadini, attraverso la fiscalità generale, sono chiamati indirettamente a corrispondere».

Vola il gioco online

Galassia ampia e composita, quella dell’azzardo. Basta sfogliare la «Relazione sul settore dei giochi pubblici» presentata alle Camere nei giorni scorsi per avere un’idea dettagliata. In provincia di Bergamo la voce più rilevante è rappresentata dai cosiddetti «giochi di abilità», una sfera che vale un miliardo e 55 milioni di euro e che solo lo scorso anno ha evidenziato un incremento del 16%: sono le piattaforme online che propongono soprattutto giochi di carte, sia individuali (contro un avversario virtuale) sia in forma di torneo con altri utenti. Il salto di specie è compiuto, l’azzardo è diventato pret-à-porter e spopola sul web: tant’è che le Vlt e le Awp – le slot che si trovano nei bar, nelle tabaccherie o nelle apposite sale – nel 2025 hanno realizzato «solo» 809 milioni di euro, in flessione del 4,6%.

Online, +15%

Le scommesse sportive (sommando quelle fatte in agenzia e quelle online) valgono 263 milioni, le «lotterie istantanee» (i gratta e vinci tradizionali) altri 247 milioni, poi via via tutte le altre fonti, sino ad alcune dal sapore vintage: in terra orobica i ricavi dei «concorsi a pronostici sportivi» (Totocalcio e affini) si fermano a 51mila euro, quelli per l’ippica nazionale non raggiungono il mezzo milione di euro. Aggregando le tipologie, lo scorso anno i giochi esclusivamente telematici hanno registrato un +15% di giocate (arrivando a 1.075.505.214 euro), quelli solo «fisici» arretrano del 3% (scendono a 1.057.707.617 euro), quelli fruibili in modalità mista si attestano al -1,2% (cioè 534.063.976 euro).

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