«Bergamo ha tutte le carte in regola: può nascere la Medicina del futuro»

IL DIBATTITO SULLA FACOLTÀ . Il ministro Roberto Calderoli: sanità, ricerca e formazione possono rappresentare una sfida di sistema non solo per il territorio bergamasco, ma per tutta Italia.

Prosegue il dibattito innescato da «L’Eco di Bergamo» lo scorso 21 gennaio sull’opportunità di istituire anche a Bergamo una Facoltà di Medicina all’interno della nostra Università degli Studi e con la collaborazione dell’Ospedale «Papa Giovanni XXIII» e degli altri principali attori della sanità bergamasca, oltre che del mondo imprenditoriale e di quello votato alla ricerca. Oggi intervengono due autorevoli rappresentanti della politica italiana, entrambi bergamaschi, come il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, il sen. Roberto Calderoli, e l’europarlamentare Giorgio Gori, sindaco di Bergamo per dieci anni, dal 2014 al 2024, e dunque anche durante la pandemia di Covid-19 che colpì la nostra provincia (gli interventi completi nell’edizione de L’Eco di Bergamo di domenica 22 febbraio).

Riportiamo l’intervento del senatore Roberto Calderoli:

Caro Direttore, il confronto che grazie al suo editoriale dello scorso 21 gennaio si è sviluppato attorno al futuro della sanità, della ricerca biomedica e, più in generale, della formazione medica a Bergamo non è un dibattito tecnico o settoriale. È, al contrario, una riflessione che riguarda il modello di sviluppo complessivo del territorio, la sua capacità di attrarre competenze e investimenti, il ruolo che potrà svolgere nel Sistema sanitario lombardo e in quello nazionale e, più in generale, la qualità delle risposte che sarà in grado di offrire ai cittadini nei prossimi decenni.

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È un tema che va affrontato con serietà, con senso delle istituzioni e con la consapevolezza che le scelte che si compiono oggi producono effetti strutturali nel tempo. Lo dico anche da medico, professione che ho svolto in passato proprio agli Ospedali Riuniti di Bergamo, oggi

Papa Giovanni XXIII, e che continuo a sentire profondamente mia. E parlo oggi da ministro della Repubblica, pienamente consapevole del ruolo istituzionale che questo incarico comporta, dei limiti che esso impone e della necessità di mantenere sempre uno sguardo di sistema, nazionale e non solo territoriale. Proprio per questo ritengo sia corretto dire con chiarezza che Bergamo possiede oggi condizioni oggettive e concrete per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella sanità, nella ricerca biomedica e nella formazione medica universitaria.

L’ospedale Papa Giovanni XXIII rappresenta già una realtà di eccellenza riconosciuta ben oltre i confini regionali. Non è soltanto, come a tutti noto, una struttura sanitaria di altissimo livello clinico, ma un luogo nel quale ricerca, innovazione tecnologica, qualità organizzativa e competenze professionali convivono in modo strutturale e continuativo. È il risultato di una storia costruita in decenni di lavoro, di investimenti pubblici, di crescita professionale e di capacità scientifica. Di uomini e donne che hanno dedicato la loro vita, professionale e non, a questo Ospedale.

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Ma oggi il tema non è soltanto sanitario. È anche formativo e strategico. L’Università di Bergamo negli ultimi anni ha dimostrato una forte capacità di crescita, di apertura internazionale, di contaminazione tra saperi e di collaborazione con il sistema produttivo e della ricerca. Non è più un ateneo giovane in fase di costruzione, ma una realtà accademica matura, capace da anni di affrontare sfide complesse e di dialogare con grandi partner nazionali e internazionali. In questo contesto, la riflessione su un possibile rafforzamento della formazione medica sul territorio deve partire da un presupposto chiaro: non avrebbe senso limitarsi a riprodurre modelli già esistenti altrove. Se Bergamo intraprenderà questo percorso, dovrà farlo valorizzando ciò che già esiste e portandolo oltre. L’esperienza del corso di laurea in Medicine and Surgery rappresenta un punto di partenza importante e dimostra che il territorio è già in grado di sostenere percorsi formativi di alto livello tali da inserirsi in reti accademiche e scientifiche di rilievo.

Leggi gli interventi completi sulla copia digitale de L'Eco di Bergamo

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