(Foto di Bedolis)
L’EMERGENZA. Il caso dei precari Ata della scuola: «Stipendi troppo bassi e affitti insostenibili». I sindacati: «Politiche abitative per i fuori sede». Franco: «Dalla Regione piano da 96 milioni».
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Se comprare casa è un’utopia, anche permettersi un appartamento in affitto, per chi appartiene al personale scolastico «Ata» - amministrativi, tecnici e ausiliari - sta diventando un lusso. Perché, a fronte di costi medi di 700-800 euro mensili per un bilocale o di 500 euro per una stanza in condivisione, l’emergenza casa si abbatte soprattutto su chi, come loro, vive con stipendi che oscillano tra i 1.100 e i 1.500 euro.
Una situazione insostenibile per un comparto cruciale del settore dell’istruzione e che torna al centro del dibattito con la denuncia del sindacato Uil di Bergamo - lanciata ieri sul nostro giornale dal segretario confederale Pasquale Papaianni - proprio nei giorni in cui gli iscritti in graduatoria si accingono a scoprire la scuola dove lavoreranno da settembre.
L’auspicio, per Papaianni, è una riforma strutturale dell’abitare, su cui prova a tracciare anche una direzione. «Rispetto al Piano Casa nazionale, di cui ad oggi non c’è nulla, il Piano messo a punto da Regione Lombardia può rappresentare uno stimolo importante. Sono 96 milioni di euro che consentono a privati ed enti pubblici di riattare immobili di loro proprietà con risorse a fondo perduto per destinarli all’hosuing lavorativo tramite locazione con il canone concordato». Il Piano del Pirellone sembra al momento l’unica via concreta, ma in una prospettiva almeno di medio periodo, per trattenere nella Bergamasca una forza lavoro imprescindibile come gli Ata.
Molto spesso precari, a descriverne la situazione è Paola Manzullo, responsabile del settore Scuola della Cisl di Bergamo: «Ci sono lavoratori che, facendo i conti tra stipendio, affitto, utenze e spese di spostamento, si rendono conto che accettare una supplenza a Bergamo non è sostenibile. Questo significa perdere professionalità ed esperienza di cui le nostre scuole avrebbero invece bisogno». Per Manzullo ne va della «qualità» della scuola pubblica. «Occorre sviluppare politiche abitative rivolte anche ai fuori sede, attraverso una maggiore disponibilità di alloggi a canone calmierato, il rafforzamento dell’housing sociale e la promozione dei canoni concordati». Allo stesso tempo, aggiunge, sul piano nazionale servono «più stabilizzazioni e una programmazione degli organici coerente con i bisogni delle scuole»: accessibilità della casa e stabilità del lavoro, rimarca, sono «facce della stessa questione».
In linea la posizione di Ezio Acquaroli, segretario generale del sindacato degli Inquilini «Sunia» di Bergamo, che fa riferimento alla Cgil: «In questi anni si stanno cercando forme d’aiuto con qualche bonus o forme di garanzia, ma sono soluzioni tampone. O si interviene a livello strutturale o temo che la questione abitativa non si risolverà a breve. Un problema che è acuito inoltre dall’esplosione degli affitti brevi», puntualizza Acquaroli.
Le istituzioni non restano a guardare. La Regione in primis. «Il caso dei collaboratori scolastici è emblematico: a redditi contenuti si sommano affitti e costo della vita in costante aumento. È una situazione che non possiamo ignorare», ribadisce l’assessore alla Casa e all’Housing sociale Paolo Franco, che richiama appunto l’impegno del bando per l’housing sociale da 96 milioni: «Consentirà di recuperare circa 2.500 alloggi e renderli disponibili a canoni più sostenibili», dice Franco.
Al bando è pronto a partecipare anche il Comune di Bergamo: «Stiamo lavorando per candidare dei progetti. Il bando consente di presentarne un massimo di due per un valore fino a 2 milioni di euro ciascuno», afferma Claudia Lenzini, assessore alle Politiche della Casa. In attesa dei decreti attuativi del Piano Casa nazionale e di eventuali risorse per l’housing sociale, il Comune continua a lavorare, tramite le associazioni di categoria, per convincere i proprietari di appartamenti sfitti a rimetterli sul mercato. «In quest’ottica abbiamo creato anche il Fondo di Garanzia per gli under 35», ricorda.
Anche le Acli di Bergamo stanno cercando di correre al riparo. «A ottobre - conclude Dario Acquaroli, referente per le Politiche dell’Abitare - insieme alla Diocesi lanceremo il progetto AbitAzione, con cui proveremo a riattivare decine di alloggi sul territorio offrendo gratuitamente importanti garanzie ai proprietari di casa».
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