Case «green», gli edifici da adeguare in Bergamasca sono almeno centomila

La direttiva europea. Se verrà approvata definitivamente, entro il 2033 la classe energetica minima sarà la D. Entro il 2030 basterà invece la classe E.

Non è ancora entrata in vigore, e qualcosa potrebbe forse cambiare. Ma il dibattito si fa sempre più rumoroso, perché il tema è d’impatto: la direttiva europea sulle «case green», cioè quella nuova normativa che dovrebbe sostanzialmente obbligare nell’orizzonte di un decennio a efficientare la stragrande maggioranza degli edifici, sostanzialmente potrebbe interessare due terzi delle costruzioni bergamasche. Qualcosa come 100mila edifici, almeno (senza contare gli edifici di cui non si ha contezza della classificazione energetica).

La norma europea prevede infatti che entro il 2030 gli edifici debbano essere (come minimo) in classe energetica E, poi entro il 2033 dovranno essere (come minimo) in classe energetica D. Secondo le più recenti statistiche del Cened, l’ente per la certificazione energetica degli edifici di Regione Lombardia, in tutta la provincia di Bergamo si contano 153mila edifici certificati (in ogni edificio ci possono essere più appartamenti): a oggi ben 46.847 (il 30,5%) sono in classe G e altri 29.559 (il 19,3%) sono in classe F, dunque entro il 2030 dovranno salire in classe E; poi l’ulteriore step verso la classe D, dove dovranno «migrare» anche i 24.070 edifici già attualmente in classe E (il 15,7% del totale degli edifici). La somma è netta: nel giro di dieci anni, appunto, 100.476 edifici (il 65,5% del patrimonio immobiliare: due edifici su tre) dovranno essere portati almeno in classe D. Se si restringe il campo al solo capoluogo, sono 13.925 gli edifici della città che dovranno essere efficientati entro il 2033, il 64,7% del totale cittadino. Gli edifici già «in regola» sarebbero invece 52.988, di cui 7.590 in città.

E se non ci si metterà in regola? Il punto – ed è il punto forse più dirimente – è ancora parzialmente nebuloso. La bozza di direttiva indica che «gli Stati membri assicurano che eventuali sanzioni pecuniarie per il mancato rispetto degli standard minimi di prestazione energetica non siano imposte ai proprietari di immobili che non possono permettersi la messa a norma dell’immobile da loro abitato e che è la loro unica proprietà». Ma le misure concrete si capiranno solo più avanti.

«Serve un Piano Marshall»

Di «vera e propria sfida» parla Vanessa Pesenti, presidente dell’Ance Bergamo, l’associazione dei costruttori edili. Di fronte a volumi del genere, la direttiva innescherebbe un proliferare di cantieri. E, soprattutto, di costi per i proprietari. «In Italia, e anche nella nostra provincia, abbiamo un patrimonio immobiliare vetusto, che appartiene per lo più alle famiglie, non a grandi società – osserva Pesenti -. Un patrimonio estremamente parcellizzato che rappresenta la ricchezza delle nostre famiglie e che ha ricadute sui mutui e sul sistema bancario. La svolta green non sarà quindi facile, ma non possiamo che sostenere una misura per l’ambiente e la riqualificazione». Che fare, dunque? «È evidente che impatterà fortemente sui nostri condomini, oltretutto in un periodo in cui il superbonus è ridimensionato e i rincari energetici ci hanno messo in ginocchio – riconosce la presidente dell’Ance Bergamo -. Ma potrebbe essere davvero la spinta per un nuovo “piano Marshall”, per un progetto di lungo respiro. Per questo serve subito il tavolo di confronto che da mesi chiediamo al governo. Per andare nella direzione tracciata dall’Europa, oggi è ancora più importante rendere strutturali i vari bonus edilizi, che non possono essere soggetti, come avviene regolarmente, a continue modifiche in corso d’opera. Abbiamo bisogno di una nuova politica industriale del settore che consentirebbe un duplice obiettivo: ridare fiato all’economia e pianificare nel medio-lungo periodo la messa in sicurezza e la rigenerazione energetica e sismica del parco edilizio esistente. A proposito della preannunciata riforma fiscale, auspichiamo una specifica attenzione alla rigenerazione urbana con la detassazione dell’acquisto di fabbricati da demolire o ristrutturare, e una nuova politica di incentivi per le locazioni anche da imprese».

I timori dei proprietari

Per Gianfederico Belotti, agente immobiliare e direttore del «borsino» Valore Casa&Terreni, la direttiva è «un fulmine a ciel sereno. L’80% delle case è di proprietà, e parliamo soprattutto di famiglie. Ma parliamo anche di edifici vecchi, in classi energetiche basse. I rischi sono molti». Due su tutti, secondo l’agente: «In primis quello di dover spendere decine di migliaia di euro: chi se lo poteva permettere lo ha fatto negli anni scorsi col Superbonus. E chi non se lo poteva permettere prima, pur con le agevolazioni del 110%, sicuramente non se lo potrà permettere ora». Ecco l’altro rischio: «Lo spettro è quello che dal 2030-2033 le case non efficienti perderanno il proprio valore: saranno beni invendibili, e questo è inaccettabile».

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