Consigliere di parità, i sindacati: «Rischio arretramento delle tutele»
L’ALLARME. Cgil, Cisl e Uil Lombardia esprimono forte preoccupazione per lo schema di decreto legislativo presentato dal Governo per il recepimento della direttiva europea sulla parità di trattamento.
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Il provvedimento prevede infatti la soppressione delle consigliere di parità regionali e territoriali, con il trasferimento delle loro competenze a un nuovo organismo centrale con sede a Roma.
La preoccupazione dei sindacati
Secondo i sindacati, la scelta rischia di indebolire il sistema di tutela contro le discriminazioni nel lavoro, eliminando presidi territoriali che negli anni hanno rappresentato un punto di riferimento concreto per lavoratrici e lavoratori.
In Lombardia, nonostante risorse spesso limitate, le consigliere di parità regionali e territoriali hanno svolto un ruolo importante di ascolto, consulenza e accompagnamento, oltre a promuovere iniziative per la parità di genere. In collaborazione con Cgil, Cisl e Uil sono stati organizzati momenti di formazione, convegni e accordi territoriali per contrastare le discriminazioni nei luoghi di lavoro.
Il nodo del decreto e il rischio di ridurre le tutele
Come segnalato anche dalle stesse consigliere di parità, lo schema di decreto prevede solo la possibilità e non l’obbligo di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo nazionale. Una scelta che, secondo i sindacati, potrebbe ridurre il livello di protezione attualmente garantito.
Il provvedimento rischierebbe inoltre di entrare in contrasto con la Direttiva Ue 2024/1500, che stabilisce come il recepimento delle norme europee non possa comportare un arretramento delle tutele contro le discriminazioni. Una situazione che potrebbe esporre l’Italia anche al rischio di una procedura di infrazione.
La richiesta: mantenere una presenza sui territori
Cgil, Cisl e Uil Lombardia sostengono quindi le osservazioni avanzate dalle consigliere di parità e chiedono al Governo di rivedere il provvedimento, garantendo una presenza effettiva sul territorio e valorizzando l’esperienza maturata negli anni.
«La parità nel lavoro e il contrasto alle discriminazioni – sottolineano i sindacati – non possono essere gestiti solo da un organismo centrale, ma richiedono un presidio operativo diffuso e vicino alle lavoratrici e ai lavoratori».
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