Energie rinnovabili: sì della Regione Lombardia. Ecco le nuove regole
LA LEGGE. La Lombardia ha fissato aree idonee e vincoli per l’installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici.
La Lombardia ha deciso le aree idonee e i vincoli in base ai quali consentire l’installazione sul proprio territorio degli impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Impianti che, va subito detto, non potranno, a livello regionale, consumare più dello 0,8% della Sau (Superfice agricola utilizzata), a livello provinciale il 2% e, a livello comunale il 3%. Il tutto è contenuto nella legge «Determinazioni delle aree idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili» che è stata approvata in via definitiva ieri, in consiglio regionale, con 44 voti favorevoli, 16 astenuti e 7 contrari.
Secondo la maggioranza, grazie a questa legge la Lombardia potrà raggiungere i limiti minimi fissati dall’Unione europea di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 (pari a 8,766 gw) tutelando, nello stesso tempo, il suolo coltivabile. La Regione già l’anno scorso aveva cercato, a tutela dell’agricoltura lombarda, di introdurre dei limiti all’installazione sul suo agricolo di impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Era stato fissato a 12 gigawatt il limite massimo di produzione di energia rinnovabile oltre il quale non sarebbe stato più possibile installare alcun impianto con procedura semplificata. Questo tentativo, però, si era scontrato con ricorsi al Tar (Tribunale amministrativo regionale) di associazioni di categoria del settore energetico. Ora Palazzo Lombardia ci è riuscito con una legge regionale emanazione di una legge nazionale che, appunto, assegna alle Regioni la possibilità di limitare l’utilizzo della Sau (superfice agricola utilizzata) esistente.
Cave e discariche
Prima di andare a occupare una superficie agricola ci sono però della aree, definite appunto idonee, dove impianti fotovoltaici e agrivoltaici potranno essere installati con procedura semplificata senza alcuna valutazione dell’impatto paesistico.
Nella legge appena approvata sono elencate in modo chiaro: si tratta delle cave in attività, purché nelle porzioni ove l’attività estrattiva sia terminata, le discariche ante-norma o cessate, le aree a destinazione urbanistica industriale e terziaria negli strumenti urbanistici comunali e sovracomunali, le aree dismesse non residenziali, gli ambiti di trasformazione individuati dai Pgt (Piani del governo del territorio) comunali, recanti le destinazioni d’uso industriale, direzionale, artigianale, commerciale, destinate alla logistica o all’insediamento di datacenter.
«Crediamo che il provvedimento definito oggi (ieri per chi legge, ndr) – sottolinea l’assessore regionale alle Risorse energetiche Massimo Sertori – sia una misura di equilibrio che ha il grande pregio di preservare il territorio, l’agricoltura, contenere il costo dell’energia, ma centra anche obiettivi ambientali ed energetici sfidanti e importanti come l’incentivazione della produzione di energia rinnovabile, la riduzione della Co2 e l’ottenere una maggiore autonomia energetica della nostra regione».
«Abbiamo lavorato a lungo insieme alle altre Regioni del bacino padano e ai ministeri competenti – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi – per trovare un punto di equilibrio dentro una normativa particolarmente complessa legata alla direttiva europea, che pone obiettivi importanti ma anche fortemente impattanti per territori agricoli come il nostro. In Lombardia il traguardo di incremento delle rinnovabili, pari a 8,7 gigawatt, rischiava inevitabilmente di scaricarsi anche sulle superfici agricole più produttive. Il confronto istituzionale è servito proprio a evitare un’applicazione troppo rigida delle norme europee, che avrebbe potuto compromettere fino a 200mila ettari di suolo fertile».
Con la nuova legge, invece, Palazzo Lombardia ha calcolato che scenderà a un consumo di circa 8.900 ettari (1 ettaro è pari a 10mila metri quadri) divisi fra le varie province lombarde. Questa riduzione è stata resa possibile attraverso, appunto, l’introduzione dei limiti di utilizzo della Sau che, come detto, è stata fissata al 0,8% a livello regionale, a livello provinciale il 2% e, a livello comunale il 3%: «Il raggiungimento delle percentuali stabilite – è riportato sulla legge – rende improcedibili, per le amministrazioni competenti per l’istruttoria, le nuove istanze di impianti fotovoltaici al suolo e di impianti agrivoltaici in area agricola e i procedimenti, eventualmente pendenti, alla data di raggiungimento di tali percentuali, riferiti alle medesime tipologie di impianti».
È stato inoltre previsto che, per l’installazione degli impianti agrivoltaici, dovrà essere conservato almeno l’80% della produzione lorda vendibile e dovranno essere previsti dei sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto dell’installazione sulle colture, il risparmio idrico, il mantenimento della produttività agricola e la continuità dell’attività delle aziende agricole interessate. Le percentuali limite dell’utilizzo della Sau non sono tuttavia fisse ma, esclusivamente per i Comuni, sono previste delle deroghe al 3%. Per impianti destinati all’autoconsumo industriale o a comunità energetiche rinnovabili, la percentuale può essere elevata dai Comuni fino al 5 %; invece per gli impianti destinati all’autoconsumo industriale esclusivamente asserviti ad alimentare imprese energivore è facoltà del Comune elevare la percentuale fino al 10% della Sau comunale, calcolata alla data di entrata in vigore della nuova legge. Fatta la legge bisogna prevedere anche come controllare che quanto deciso venga rispettato. È previsto che sarà la Regione a monitorare l’attività amministrativa delle Province e dei Comuni. Ai privati che presenteranno progetti di impianti fotovoltaici o agrivoltaici spetterà invece indicare il dato della Sau consumata che, poi, Province e Comuni dovranno inviare agli uffici regionali competenti. A sua volta Palazzo Lombardia comunicherà agli enti locali la percentuale di Sau consumata raggiunta.
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