«Furbetti» del Reddito di Cittadinanza, in 4 anni 850 casi. Ma con la nuova legge rischio archiviazione

IL CAVILLO . Poche finora le condanne e con l’abrogazione del sussidio saranno eliminate anche le sanzioni penali. Dubbi sulla sorte dei fascicoli ancora pendenti, fra i 100 e i 200, che potrebbero finire in un «limbo» normativo.

Agli onori delle cronache sono balzati solo i casi più eclatanti, quelli dei «furbetti» più clamorosi (e a volte grotteschi), oppure quelli che raccontavano di meccanismi parecchio sofisticati. Ma, ormai, quattro anni di attività investigativa hanno sommato anche a Bergamo un numero considerevole di fascicoli penali per l’indebita percezione del Reddito di cittadinanza, ben 850. Tanti sono infatti i procedimenti che dal 2019 a oggi sono stati incardinati presso la Procura di Bergamo, per verificare a livello giudiziario l’eventuale sussistenza del reato per chi ha messo in piedi stratagemmi per beneficiare del sussidio senza averne diritto. L’altra faccia della medaglia è che la gran parte di questi casi s’è poi risolta con l’archiviazione, o comunque senza particolari conseguenze penali. Il «polso» della situazione tra piazza Dante e via Borfuro racconta infatti di procedimenti che molto difficilmente hanno portato a condanne.

Il nodo normativo

E negli ultimi mesi s’è aggiunta una novità: complice la prossima eliminazione del Reddito di cittadinanza, anche gli ultimi fascicoli pendenti – che potrebbero essere circa 100-200, secondo una proporzione basata sul totale degli 850 fascicoli aperti dai primi mesi del 2019 a oggi – paiono destinati all’archiviazione. La Legge di bilancio varata a fine 2022 ha infatti previsto – a partire dal 1° gennaio 2024 – l’abolizione del Reddito di cittadinanza. Ma il testo della «manovra», come è stato rilevato da diversi giuristi e magistrati, ha portato con sé un effetto collaterale: è stata contestualmente prevista l’abrogato tout court anche dell’intero sistema sanzionatorio previsto dal decreto-legge del 2019 istitutivo del Reddito. Così, dai primi mesi del 2023 in diverse sedi giudiziarie d’Italia anche gli ultimi procedimenti penali si sono arenati, distribuendosi – a seconda della fase del procedimento o dell’approccio scelto dai magistrati – nei diversi rivoli di assoluzioni, archiviazioni o rinvii. Il Decreto Lavoro varato dal governo a maggio e convertito in legge dal Parlamento proprio nei giorni scorsi ha messo una «pezza», disponendo che il sistema sanzionatorio relativo al Reddito di cittadinanza resti in vigore per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023.

Ma poi cosa accadrà ai fascicoli aperti nei confronti dei «furbetti»? Negli uffici giudiziari la situazione è ancora in fase di valutazione. Il rischio è che venendo meno l’esistenza stessa del reato a partire dal 2024, i fascicoli pendenti si arenino in una sorta di vuoto normativo, un «limbo» che potrebbe tradursi poi in archiviazione.

Nel 2024 ci sarà l’Assegno di inclusione

Sul fronte amministrativo invece prosegue l’attività di verifica da parte dell’Inps, concentrata su quelle situazioni senza dolo (quelle connotate da un dolo evidente rappresentano invece il «cuore» delle vicende giudiziarie) legate ad esempio a comunicazioni errate da parte di chi ha richiesto il beneficio. «Questo tipo di verifiche è ancora in corso – spiega Maria Zenucchi, responsabile del Patronato Inas Cisl Bergamo -. Il problema è che queste verifiche sono fatte a posteriori, dopo che è stata erogata la prestazione, e il recupero è complesso sia per l’Inps, sia per la situazione di molti cittadini. Si tratta spesso di somme percepite indebitamente per comunicazioni errate in sede di domanda, per esempio legate ai documenti di soggiorno. Vedremo se cambierà qualcosa col passaggio al nuovo Assegno di inclusione, che sostituirà il Reddito di cittadinanza».

Perché, come noto, dal 1° gennaio 2024 il Reddito di cittadinanza sarà definitivamente superato in favore di un nuovo sussidio, l’Assegno di inclusione. Per quest’ultimo, al di là del «limbo» che si è creato per il Reddito di cittadinanza, il Decreto Lavoro – che regola i requisiti della nuova misura – ha comunque già confermato un sistema di sanzioni anche penali piuttosto pesanti per chi lo percepirà indebitamente: «L’impianto del testo sanzionatorio è simile a quello per il Reddito di cittadinanza, anche con un eccesso di rigore, sproporzionato rispetto ad altri reati – osserva Orazio Amboni, responsabile del Dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo -. Le norme prevedono da uno a tre anni di reclusione per l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito, a fronte, ad esempio, di reclusione fino a due anni per frode nell’esercizio del commercio o per scarichi non autorizzati di acque industriali o traffico illecito di rifiuti. Sono state indurite le penalità per la mancata partecipazione alle misure di politica attiva promosse di Centri per l’impiego: mentre nel Reddito di cittadinanza era prevista una gradualità nell’applicazione, nella norma ora approvata la decadenza è immediata. Decadenza anche nel caso di mancata o non regolare frequenza a corsi di istruzione. Più che “politiche attive” per l’inserimento al lavoro con accompagnamento, formazione e assistenza per fasce deboli, pare essere di fronte a una norma che colpevolizza la condizione di povertà e disoccupazione».

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