(Foto di Bedolis)
L’INDAGINE. La ricerca dell’Università sugli adolescenti commissionata dal Comune. Gli oratori ancora un riferimento per molti. Poco interesse per la politica: solo il 14,7%.
Guardano con ottimismo al loro proprio futuro, ma sono impensieriti dalle guerre e un po’ meno fiduciosi nell’avvenire degli altri loro coetanei. Spendono il loro tempo nei centri commerciali ma, molto di più, in strada e all’oratorio. Il denaro è la cosa che più considerano rilevante, ma in grande maggioranza non mostrano interesse per abiti costosi o di marca. Un terzo di loro, inoltre, si dice disposto a commettere un atto illecito, con la garanzia di farla franca, ma solo se «non è tanto grave». I giovani e giovanissimi bergamaschi sono così, in estrema sintesi, secondo i dati di una nuova ricerca che sarà presentata in forma completa giovedì 22 gennaio a Sant’Agostino, nell’aula Castoldi dell’Università di Bergamo. È stata realizzata tra gennaio e marzo 2025 dallo stesso ateneo su commissione del Comune.
Il contenuto è espresso dal titolo del convegno del 22, «Dentro la condizione giovanile. Comprendere oltre gli sterotipi a partire dalla ricerca sul territorio», mentre non deve trarre in inganno il titolo originale, «Osservatorio sul disagio giovanile. Comprendere i fenomeni di violenza urbana in una città in trasformazione», con cui prese le mosse, nel 2023, su iniziativa del Comune e in accordo con la Prefettura, nel quadro del Fondo sulla sicurezza urbana. Il perché lo ha spiegato mercoledì 14 gennaio a Palazzo Frizzoni, alla presentazione, l’assessore alle Politiche giovanili Marzia Marchesi: «L’indagine è partita dall’emergenza. Però ci siamo accorti che per avvicinarci ai fenomeni giovanili non possiamo sempre arrivarci attraverso paura o stereotipi, è necessario partire dalla fotografia effettiva della condizione giovanile, una realtà in cui ci sono fragilità ma anche tante competenze. Ed è per noi anche uno spunto operativo per attivare azioni e pratiche di politiche giovanili».
Lorenzo Migliorati, sociologo di Unibg, nella direzione scientifica assieme alle colleghe, anche loro sociologhe, Alberta Giorgi e Maria Francesca Murru, ha aggiunto: «Questa è una storia che nasce dal famoso “rissone” ai Propilei di fine estate 2023. In quel frangente, in una città sonnacchiosa, ancora in vacanza, abbiamo scoperto un evento eclatante, una situazione emergenziale. Non li abbiamo visti arrivare. Sono spuntati dai social e si sono riversati nel mondo reale. Lì nasce l’idea di una ricerca. Ma ci siamo accorti che in questa città in trasformazione il tema del disagio giovanile era riduttivo». Il lavoro sul campo è costituito, oltre che da 24 colloqui con giovani tra i 14 e i 18 anni e 12 colloqui con educatori, da un «pilastro quantitativo»: un questionario di 73 domande costruito dall’Università in coprogettazione con l’Osservatorio provinciale sul disagio giovanile. Con la collaborazione dell’Ufficio scolastico territoriale, sono stati raccolti 6.203 questionari compilati da altrettanti studenti di due fasce: quelli delle seconde e terze classi delle medie e quelli dei primi due anni delle superiori, «le fasce d’età che conosciamo di meno», ha chiosato Marchesi. Solo una parte delle scuole sollecitate (40mila studenti), tra città, hinterland, seconda fascia urbana e provincia tutta, ha aderito. Ma la massa di dati raccolti (che, grazie all’Azienda Bergamasca per la Formazione e raggiunge anche gli studenti della formazione professionale, fino ai 18-20 anni) al professor Migliorati basta per dire di aver «scattato una fotografia molto nitida sulla condizione giovanile».
L’indagine è stata «mixed-method», tra etnografia urbana (visite in luoghi sensibili in collaborazione con Giovani Onde), etnografia digitale (analisi dei profili e delle presenze sui social a cura specialmente delle docenti Giorgi e Murru) e, appunto, questionario «strutturato», compilato a scuola, con uno stretto controllo sull’attendibilità dei risultati.
Già, i risultati. Alcuni sono stati anticipati ieri. Tre i macro-temi: il futuro, l’uso dello spazio pubblico, i valori. Il proprio avvenire è visto con fiducia dal 56% degli intervistati, mentre cala l’ottimismo sul futuro dei coetanei (21%): io ce la farò perché mi sento appoggiato dalla mia famiglia, tu forse no. I temi di attualità più rilevanti sono le guerre (48,5%), i femminicidi (24,9%), la criminalità (24,7%). I femminicidi dividono i sessi: sono visti come preoccupanti dal 38,8% delle femmine e dal 9,5% dei maschi. L’uso dello spazio pubblico vede al primo posto la strada (51,9%), seguita dall’oratorio (39,6%) e dai centri commerciali (36,5%). Fanno paura la stazione (32,8%, prima però dello sgombero delle pensiline), i parchi e le fermate dell’autobus (14%). Quanto ai valori, il denaro è «importante o molto importante» per il 63%, la politica per il 14,7%. Indossare abiti costosi lo è appena per il 9,1 dei ragazzi di ambo i sessi. Ma, a sorpresa, ci tengono di più i maschi (12%) che le femmine (6%). La religione è importante o molto importante per il 5,8%, nulla o poco per l’83,5%. Ma le percentuali mutano se gli intervistati sono figli di genitori stranieri: per il 5% di loro la religione conta moltissimo, contro lo 0,7% degli altri. Infine: se tu avessi la possibilità di guadagnare molti soldi commettendo un atto illecito senza essere scoperto, lo faresti? Sì, solo se l’atto non è grave, risponde il 36,2%; sì, senza dubbio il 18,9%; no, il 31,7%. Ma in definitiva, per il professor Migliorati e per Marzia Dorini, pedagogista, del Servizio educazione, istruzione e progetto giovani del Comune, «i giovani sono migliori di quanto, spesso, pensino gli adulti». E chiedono soprattutto di essere «ascoltati».
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