Cronaca / Bergamo Città
Martedì 20 Gennaio 2026
Giovani e sicurezza: «Ragazzi on the road», il modello che funziona
LA RIFLESSIONE. Con ragazze e ragazzi «il rischio è sempre lo stesso: parlare di loro senza partire da loro», scrive Alessandro Invernici.
Alessandro Invernici - fondatore e vicepresidente dell’associazione «Ragazzi on the road» - nel giorno di San Sebastiano, patrono della polizia locale, riflette sul rapporto tra mondo giovanile e istituzioni, regole, forze dell’ordine. Partendo da un dato: 1.300 ragazze e ragazzi di tutta Italia si sono candidati per partecipare ai percorsi sul campo.
Un dato controcorrente
Nel dibattito pubblico sulla sicurezza, soprattutto quando riguarda i più giovani, il rischio è sempre lo stesso: parlare di loro senza partire da loro. Le cronache raccontano episodi, l’opinione pubblica si divide, le risposte oscillano tra allarme e repressione. C’è un dato sorprendente e controcorrente che registriamo e che merita di essere ascoltato. Oltre 1.300 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 20 anni, da tutta l’Italia, si sono candidati attraverso il sito www.ragazziontheroad.it per partecipare a percorsi di prevenzione sul campo.
Dal virtuale al reale
Sono proprio le età oggi più sotto il riflettore del dibattito pubblico: quelle su cui si concentrano paure, titoli e generalizzazioni. E sono le stesse età che chiedono di entrare nella realtà delle regole, di comprenderne il senso, di viverle accanto a chi ogni giorno presidia territori, scuole, strade e quartieri. Ragazzi che si sommano agli oltre 1.500 già coinvolti, ad oggi, On the Road. Altrettanti 1.300 attendono ancora di essere ascoltati e concretamente coinvolti: chi in pattuglia, chi in ambulanza o su un mezzo di soccorso. Un passaggio tutt’altro che scontato: dal virtuale al reale. Dalla candidatura online alla strada, dal clic all’impegno, dalla dichiarazione di interesse alla responsabilità concreta.
Al centro la relazione
Oggi molti ragazzi crescono in spazi sempre più ampi di autonomia. Questo non significa essere, il più delle volte, «dimenticati» dalle famiglie o dalla società, ma trovarsi in una ricerca di senso, non di giudizio. Una ricerca che chiama in causa tutti: genitori, scuola, istituzioni, comunità. Non per sostituirsi alle famiglie, ma per affiancarle, rafforzando quella rete educativa che oggi è più necessaria che mai. Ed è qui che emerge ciò che spesso manca nel dibattito pubblico: la relazione. La prevenzione non nasce da una norma astratta, ma da una relazione concreta. Non da un messaggio calato dall’alto, ma da un incontro. Non dalla distanza, ma dalla prossimità.
Stare sul campo, senza filtri, accanto a chi presidia la strada ogni giorno significa misurarsi con le conseguenze reali delle scelte
Non spiegare la norma, ma attraversarla: viverne l’effetto e comprenderne le conseguenze. È questo il cuore dell’esperienza. È così che la legalità smette di essere teoria e diventa consapevolezza.
Il lavoro di «Ragazzi on the road»
La cosiddetta «carica dei mille» non nasce nel vuoto. È il frutto di quasi vent’anni di lavoro che hanno trasformato un’esperienza nata accanto alla Polizia Locale, in Val Seriana, in un modello di prevenzione sul campo replicabile nei territori. Oggi questo modello «locale», promosso dall’associazione «Ragazzi on the road», è diventato nazionale ed è riconosciuto sul piano istituzionale da un protocollo interministeriale di prevenzione sul campo, firmato nell’ottobre scorso al Viminale, che coinvolge Polizie Locali, Forze dell’Ordine e servizi di soccorso.
In tutta Italia
Non una dichiarazione di intenti, ma un riconoscimento di metodo. Lo dimostrano i territori: 160 Comuni, in 5 Regioni e 14 Province, hanno scelto di coinvolgere i ragazzi nei percorsi On the Road. Perché hanno compreso che la sicurezza non si costruisce solo con i divieti, ma con legami educativi stabili e sistematici.
Agenti insieme ai ragazzi
In questo quadro, la polizia locale svolge un ruolo centrale. Corpo di prossimità per definizione, espressione diretta dei Comuni, è spesso il primo volto istituzionale che un ragazzo o una ragazza incontrano. È lì che la relazione può diventare fiducia o distanza. Accanto alle altre forze dell’ordine e ai servizi di soccorso, rappresenta il punto di contatto tra sicurezza e comunità. È su questa prossimità che si innestano le pattuglie miste, dentro e fuori le scuole: agenti insieme ai ragazzi, per un’alleanza sul campo.
Il paradosso è semplice: i ragazzi non vogliono sfidare la divisa. Vogliono camminarle accanto. Trattati da sospetti, diventano distanti. Trattati da alleati, diventano presidio. La prevenzione, allora, smette di essere teoria e diventa esperienza trasformativa. Anche per le cosiddette «teste calde». Stare sul campo, senza filtri, accanto a chi presidia la strada ogni giorno significa misurarsi con le conseguenze reali delle scelte. Molti cambiano. Si trasformano. È una strada possibile. Che funziona.
Ragazzi che educano ragazzi
Funziona anche attraverso ragazzi che educano ragazzi. Non uno slogan, ma una pratica concreta: la relazione tra pari diventa leva educativa potente. Chi ha attraversato il percorso diventa riferimento per altri, entra nello staff educativo, affianca psicologi ed educatori di strada. È prevenzione reale, duratura. E nascono anche vocazioni nelle polizie locali, nelle forze dell’ordine, nei servizi di soccorso.
Un’alleanza concreta
Oggi questa domanda educativa è chiara. Comuni, Province, Comunità montane, Regioni posso offrire spazi, tempi e opportunità perché questi ragazzi possano tradurre la loro disponibilità in esperienza concreta. Non per delegare, ma per costruire insieme un’alleanza educativa stabile. Mi piace condividere questa riflessione nel giorno di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale. Una ricorrenza che richiama il valore di un servizio silenzioso e continuo, fondato sulla presenza, sulla relazione e sulla profonda conoscenza dei territori. Oggi, aspettando di scendere in strada questi 1.300 ragazzi, con le polizie Locali, le forze dell’Ordine e i soccorritori del NUE 112, si misura una cosa sola: la capacità delle istituzioni di trasformare una domanda educativa in un’alleanza concreta.
La repressione può fermare un gesto. La relazione può cambiare una vita. Quando la relazione diventa esperienza, la prevenzione diventa comunità educante. Diventa consapevolezza. Diventa responsabilità condivisa. Diventa futuro. Vale la pena fermarsi, ascoltarli e coinvolgerli. On the road. Perché questi ragazzi e ragazze sono già parte della soluzione, non del problema.
di Alessandro Invernici
Fondatore e vicepresidente di «Ragazzi on the road»
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