Gli stranieri versano 339 milioni di Irpef. «Ma aumenta il divario nelle retribuzioni»
I DATI. In Bergamasca dagli immigrati 30 milioni in più di imposte in un anno, il reddito medio però resta sempre inferiore a quello degli italiani, 20mila euro contro 29mila. I sindacati: «Pesano precarietà e lavoro povero».
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In totale, fanno 2 miliardi e 322 milioni di euro. È questo l’ammontare dei redditi dichiarati nel 2025 – e dunque riferiti all’anno fiscale 2024 – in provincia di Bergamo da chi è nato all’estero: l’«economia della migrazione» mantiene una traiettoria di crescita, ma non tale da ridurre la forbice sociale con chi ha le proprie origini in Italia. Resta infatti una frattura profonda, addirittura in espansione, perché a livello individuale aumenta il divario nel reddito medio.
A mettere in fila questi numeri, come di consueto, è la Fondazione Leone Moressa, storica realtà dedicata agli studi sull’immigrazione, che ha rielaborato i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze. In media, stando ai «730» presentati lo scorso anno, chi vive in Bergamasca ma è nato all’estero – nella maggioranza dei casi si tratta di una persona con cittadinanza straniera – ha dichiarato 20.400 euro lordi. Rispetto ai «730» compilati nel 2024 (riferiti all’anno d’imposta 2023), c’è stato un balzo del 4,3%, pari a 840 euro.
Chi invece è nato in Italia, nel 2025 ha denunciato mediamente 29.110 euro, il 4% in più rispetto ai 27.990 del 2024 (+1.120 euro). Il risultato in valore assoluto è un allargamento della distanza: se secondo i «730» del 2024 un immigrato guadagnava 8.430 euro in meno dei «nativi» in Italia, l’anno successivo il gap è salito a 8.710 euro. Bergamo è comunque la sesta provincia italiana con i redditi medi più alti degli immigrati. Fanno meglio solo Milano (21.180 euro), Belluno (20.600 euro), Treviso (20.590 euro), Monza e Brianza (20.560 euro) e Pordenone (20.420 euro).
In media, stando ai «730» presentati lo scorso anno, chi vive in Bergamasca ma è nato all’estero – nella maggioranza dei casi si tratta di una persona con cittadinanza straniera – ha dichiarato 20.400 euro lordi. Rispetto ai «730» compilati nel 2024 (riferiti all’anno d’imposta 2023), c’è stato un balzo del 4,3%, pari a 840 euro
Il volume economico generato da chi è arrivato a Bergamo partendo dal resto del mondo ha risvolti concreti per tutti. Ad esempio, si rafforza il contributo alla fiscalità generale: nell’ultimo anno rendicontato, questa popolazione (pari a 116.955 contribuenti, il 13,8% della platea bergamasca) ha versato 339 milioni di euro di Irpef, l’imposta sui redditi delle persone fisiche, in incremento di trenta milioni di euro rispetto alla rilevazione precedente. Sono dinamiche che si riscontrano anche a livello nazionale. «L’analisi delle dichiarazioni dei redditi – spiegano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa – rappresenta un passaggio fondamentale per misurare il contributo fiscale della popolazione immigrata in Italia. Il mercato del lavoro degli stranieri presenta alcune criticità strutturali: maggiore concentrazione nei settori a bassa retribuzione, più elevata presenza del lavoro dipendente, minore incidenza dei redditi da capitale e da impresa, discontinuità occupazionale. Pertanto, nonostante il continuo aumento dei contribuenti immigrati, permane un ampio divario di reddito, che si ripercuote sul gettito Irpef (proporzionalmente più basso rispetto agli italiani, ndr)».
Allargando lo sguardo all’intero mercato del lavoro, «anche a Bergamo i dati delle assunzioni evidenziano che se i lavoratori stranieri sono il 59,7% del totale nelle professioni non qualificate, sono il 49,5% dei conduttori di impianti e il 47,4% degli operai specializzati, percentuali crescenti che ci raccontano di un mondo che giocoforza si integra
La geografia del lavoro
Anche i sindacati bergamaschi convergono su questa analisi. «Il numero di lavoratori e lavoratrici stranieri aumenta da anni, ma si riscontrano differenze importanti a seconda dell’occupazione – rimarca Annalisa Colombo, responsabile dell’Ufficio Migranti della Cgil di Bergamo -. Osservando le dichiarazioni elaborate dai nostri Caf, c’è una parte consistente che si colloca in una fascia media, tra i 20 e i 30mila euro: le retribuzioni più alte sono generalmente nella metalmeccanica, con alcuni picchi nelle zone dove sono presenti aziende più strutturate, come a Dalmine, ma si nota un incremento notevole nel distretto della logistica in pianura». Il contraltare è dato da alcuni comparti in sofferenza, dove si addensano precarietà e lavoro povero: «È il caso degli autonomi, di chi ha una partita Iva e non si capisce se sia una scelta autentica o una modalità imposta, ma gli stipendi bassi si ritrovano anche nel terziario, nella ristorazione, nel commercio e nelle pulizie – elenca Colombo -. Un fenomeno frequente è quello del part-time femminile».
Anche Candida Sonzogni, componente della segreteria provinciale della Cisl bergamasca, utilizza la bussola dei Caf del sindacato: «È evidente che il settore di impiego è determinante per definire i differenziali di reddito. Per esempio, nella metalmeccanica chi è nato all’estero ha un reddito medio di circa 5mila euro inferiore a chi è nato in Italia». Allargando lo sguardo all’intero mercato del lavoro, «anche a Bergamo i dati delle assunzioni evidenziano che se i lavoratori stranieri sono il 59,7% del totale nelle professioni non qualificate, sono il 49,5% dei conduttori di impianti e il 47,4% degli operai specializzati, percentuali crescenti che ci raccontano di un mondo che giocoforza si integra – evidenzia Sonzogni -. Per noi come Cisl, al di là dei dati economici che pure hanno una loro rilevanza, la valorizzazione della presenza di chi ha un background migratorio resta fondamentale in termini di dignità della persona e del proprio progetto di vita. Lo vediamo nelle nostre sedi, tra i nostri iscritti, nelle aule scolastiche: una rappresentazione anche del nostro territorio differente non corrisponderebbe alla realtà e restituirebbe davvero un’immagine distorta di quello che siamo».
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