Cronaca / Bergamo Città
Lunedì 26 Gennaio 2026
I bergamaschi all’estero sono saliti a oltre 77mila: +71% in un decennio
IL RAPPORTO. Il 2024 è stato l’anno record: se ne sono aggiunti più di 5mila. Personeni (Ebm): «La maggior parte laureati, difficile arrestare la “fuga”».
C’è una piccola metropoli bergamasca all’estero, sparsa tra i cinque continenti. È l’equivalente, all’incirca, della somma degli abitanti di Treviglio, Seriate e Dalmine, e continua a crescere: +71% nel giro di un decennio. Al 31 dicembre 2024, secondo la più recente rilevazione disponibile, erano 77.322 i bergamaschi iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, il registro dei nostri espatriati. È una «fuga» che non s’arresta, anzi prende un passo sempre più spedito. Alla fine del 2014 erano infatti 45.146, nel 2017 è stata superata quota 50mila, nel 2020 è stata oltrepassata anche la soglia dei 60mila, già dal 2023 si è sopra i 70mila.
Peraltro, proprio il 2024 è stato l’anno col maggior incremento: ben 5.082 bergamaschi in più, mentre in media il balzo era «solo» di circa 3mila expat ogni dodici mesi. Va detto che all’Aire si possono iscrivere anche coloro che nascono all’estero, figli di italiani, ed è una platea significativa: circa uno su tre è inserito in quell’elenco appunto «per nascita».
Al 31 dicembre 2024, secondo la più recente rilevazione disponibile, erano 77.322 i bergamaschi iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero
«Sono quasi tutti diplomati o laureati: noi li formiamo ma non riusciamo a garantir loro la possibilità di un reddito adeguato e di una giusta meritocrazia»
«I nostri emigranti continuano ad aumentare, e non di poco», premette Carlo Personeni, presidente dell’Ente bergamaschi nel mondo. Storia lunga, quella dell’Ebm, che s’avvicina ai 60 anni di vita: l’associazione nacque in Camera di commercio il 10 luglio 1967, all’epoca si lasciava la terra orobica in cerca di ogni tipo di lavoro. Il tragico ricordo di Marcinelle – la strage nella miniera belga che costò la vita a 262 persone, di cui 136 immigrati italiani, compreso il bergamasco Assunto Benzoni – era ancora una ferita viva. Oggi, invece, chi fa le valigie ha un profilo differente: «Sono quasi tutti diplomati o laureati: noi li formiamo ma non riusciamo a garantir loro la possibilità di un reddito adeguato e di una giusta meritocrazia», sospira Personeni.
Bergamo è la seconda provincia lombarda per iscritti all’Aire (in testa c’è Milano con 188.979 persone, dietro c’è Brescia con 73.144). Guardando invece ai capoluoghi d’Italia, Bergamo conta 10.321 iscritti all’Aire: equivalgono all’8,6% dei residenti della città, un tasso d’incidenza che è il 10° più alto nel Paese. Vuol dire, in sostanza, che la città di Bergamo è una di quelle da cui sono partiti più expat.
Identikit e dinamiche
L’ultimo rapporto sugli «italiani nel mondo» redatto dalla Fondazione Migrantes, sempre sulla base delle cifre cifre dell’Aire, traccia l’identikit attuale del bergamasco trasferitosi oltre confine. Nel 52% dei casi si tratta di uomini e nel 48% di donne, esattamente in linea alla media lombarda e regionale.
Dal punto di vista dell’età, il 19,6% ha meno di 18 anni (tendenzialmente, è la platea rappresentata dai figli di chi è emigrato), il 23,8% ha tra i 18 e i 34 anni, il 22,7% ha tra i 35 e i 49 anni, il 18,4% è nella fascia 50-64 anni, infine c’è un 15,6% di over 65
Dal punto di vista dell’età, il 19,6% ha meno di 18 anni (tendenzialmente, è la platea rappresentata dai figli di chi è emigrato), il 23,8% ha tra i 18 e i 34 anni, il 22,7% ha tra i 35 e i 49 anni, il 18,4% è nella fascia 50-64 anni, infine c’è un 15,6% di over 65. Indicativamente, guardando alla carta d’identità, gli expat bergamaschi in età lavorativa sono circa 50mila: il resto si divide tra bambini e adolescenti (15mila) e potenziali pensionati (12mila).
Personeni periodicamente gira i circoli dei bergamaschi all’estero, e in quelle occasioni raccoglie le storie di chi s’è rifatto una vita altrove. «Mi ha colpito, qualche tempo fa, un incontro a Losanna – racconta -. Una giovane donna mi raccontò di essere una pediatra, suo marito era ingegnere informatico. Dissi loro: “Ma come? Due persone così in Italia avrebbero un ottimo futuro”. Mi risposero: “Sì, ma qui in due guadagniamo più di 15mila euro al mese”. Ecco, come puoi convincere le giovani generazioni a restare, di fronte alle possibilità che hanno in altri Paesi? In Italia con i risparmi di dieci anni forse acquisti un’automobile, all’estero compri casa. Le nostre armi sono spuntate».
Il legame profondo con le radici
Certo, il legame delle radici è ancora profondo («Tanti tornano spesso non solo per trovare parenti e amici, ma anche per fare scorta di prodotti alimentari», sorride Personeni), ma invertire la tendenza è difficile. Molto difficile: «Giusto nei giorni scorsi abbiamo ricevuto la lettera di un ragazzo di vent’anni che ci chiedeva un aiuto per andare all’estero – prosegue il presidente dell’Ente bergamaschi nel mondo -. Sono testimonianze che ci fanno riflettere. Altre volte ci contattano i genitori per l’Erasmus dei figli: sono sensibili, si preoccupano dell’ambiente e delle città, cerchiamo di collaborare. L’Erasmus è un’opportunità preziosa, scopri un mondo diverso. Purtroppo, però, c’è chi va e poi non torna perché nel frattempo decide di restare direttamente all’estero».
E quindi, cosa si può fare? «Occorre riflettere, ma anche agire – rimarca Personeni -. La Lombardia è la prima regione d’Italia per numero di residenti che se ne vanno all’estero. Vero, è anche la regione più grande, ma è pure la più ricca: c’è qualcosa che non va, se anche chi vive qui sceglie di lasciare l’Italia. D’altronde è una dinamica simile a quando si ragiona dello spopolamento della montagna: se mancano servizi e opportunità economiche, si va via». L’Ente bergamaschi nel mondo lavora su alcune proposte: «Il primo punto è la sensibilizzazione – conclude Personeni -. Nei prossimi mesi vorremmo mettere in rete le università lombarde per ragionare insieme su questo fenomeno. Non sarà certo la panacea, ma quantomeno occorre avere la giusta consapevolezza».
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