I racconti degli insegnanti dopo l’accoltellamento a Trescore: «Perso il senso del limite»
LE TESTIMONIANZE. «Atteggiamenti violenti e sfidanti, famiglie assenti». Tra Bassa e Isola giornate di lezione perse per l’uso degli spray urticanti.
Rabbia mista a rassegnazione, senso di impotenza. Il mondo della scuola è profondamente scosso e non potrebbe essere altrimenti, dopo il grave fatto di ieri mattina - 25 marzo - a Trescore. Quando mancava meno di un quarto d’ora al suono della campanella, tra zaini da sistemare e l’ultimo ripasso, c’era un ragazzino poco più che bambino che brandiva un coltello contro la sua professoressa di francese, ferendola. Sulla maglietta, un grido dirompente che era un incomprensibile proposito: «Vendetta». Mai un fatto così grave aveva varcato i corridoi delle nostre scuole. Tanti però – fanno notare docenti e personale di alcuni istituti bergamaschi – sono i segnali di un disagio sempre più diffuso, episodi di soprusi e violenza gratuita nei confronti di coetanei e, anche, adulti.
Tanti però – fanno notare docenti e personale di alcuni istituti bergamaschi – sono i segnali di un disagio sempre più diffuso, episodi di soprusi e violenza gratuita nei confronti di coetanei e, anche, adulti
«Il grave fatto di questa (ieri per chi legge, ndr) mattina ci fa chiedere: cosa permette alla lama di un coltello di prendere il posto delle penne, perché entrare a scuola per riprendere in diretta con il cellulare un fatto di sangue?». La domanda arriva da un docente di scuola media delle nostre valli, a cui fa eco l’elenco di episodi da cartellino rosso (una volta si sarebbe detto sospensione, a scuola) elencati da un collega che insegna in un istituto cittadino dove riscontra «difficoltà notevoli a livello di aggressività e di rabbia dei ragazzi, che qui sono per la grande maggioranza stranieri. Mi è capitato più volte con ragazzi oppositivi – spiega –: si rifiutano di fare le cose, rispondono molto aggressivamente agli insegnanti. Io insegno educazione fisica, mi è capitato durante le mie lezioni di un paio di studenti che quando perdevano in un gioco tiravano una sberla o un calcio all’avversario. Un giorno, per una felpa pestata per sbaglio, un ragazzo ha sferrato una sberla fortissima sulla testa a un altro; io sono dovuta intervenire e fermarlo da dietro con la paura di prenderle io stessa, ho avuto paura».
«Non hanno il controllo e il limite»
Una sua collega racconta di «mani messe al collo da un ragazzo al compagno e l’insegnante che c’era in quel momento non riusciva a togliergliele. Non hanno il controllo, non sanno capire qual è il limite». Un altro prof racconta: «Erano alla pensilina ad aspettare il pullman, un ragazzo ha preso un mattone che si trovava per strada e l’ha lanciato in mezzo al traffico; per fortuna non ha colpito nessuna macchina».
«Mi viene da chiedermi dove stiamo sbagliando»
Federico Bresciani insegna Scienze motorie in una scuola di Bergamo e da qualche anno è presidente del Consiglio d’istituto del Comprensivo proprio di Trescore. «Oggi è stato un giorno veramente terribile – racconta –, da genitore e da docente mi viene da chiedermi dove stiamo fallendo. Purtroppo è un sentire comune su tutte le realtà scolastiche. Ma spero si possa andare oltre: sarà difficile, episodi di pura follia come questo non dovrebbero accadere, ma la domanda è grande e penso valga la pena guardare oltre, partendo dai tanti ragazzi in gamba che ancora ci sono. A volte fanno fatica a tirar fuori il loro meglio, ma dobbiamo metterlo in evidenza, valorizzarlo». Più che sul tema sicurezza, questo insegnante mette in luce il «tema del difensivismo: purtroppo in tante situazioni c’è pronto il ricorso, l’avvocato, la famiglia che difende sempre e comunque il proprio figlio».
Un altro insegnante di scuola media della Pianura si dice «ormai rassegnato: è un disastro, c’è una crisi di valori che fa paura». Lui, giovane ma convintamente ancorato ai princìpi con cui i suoi genitori l’hanno cresciuto, racconta di «giornate intere passate fuori dalle aule per evitare intossicazioni da spray al peperoncino: è successo settimana scorsa alle nostre scuole medie, un mese e mezzo fa nella Bassa, poi l’hanno fatto anche in altre scuole dell’Isola, arrivavano i vigili del fuoco ed era la scusa per perdere le lezioni. Viene il dubbio che sia una gara tra istituti, una challenge, situazioni create spesso per emulazione».
Le note non servono se la famiglia non c’è
Di più: «È anche successo qualche mese fa che uno abbia sparato con una pistola ad aria compressa e i colpi siano arrivati a sfiorare l’insegnante. Ma noi abbiamo armi spuntate: non si può far niente se non fare note, ma se la famiglia non c’è, non serve a nulla». Altri colleghi raccontano di alunni poco più che undicenni che «si presentano con la fionda, altri con pistole ad aria compressa, accendini: cose impensabili anni fa, ma oggi queste cose le vedono nei video dei trapper loro “idoli”, che se li ascolti ti viene la pelle d’oca».
© RIPRODUZIONE RISERVATA