Cronaca / Bergamo Città
Domenica 11 Gennaio 2026
Il convegno a Bergamo: «Poca neve, ma il manto scarso è più instabile: già 8 morti sulle Alpi»
MONTAGNA. Giupponi (Areu): «La mortalità da valanga si aggira sui 56 casi ogni 100 incidenti, su strada sono 3». Ipotermia, al Papa Giovanni trattati con Ecmo 50 pazienti.
Un’ora e mezza di arresto cardiaco, lo scorso 27 settembre. Oggi sprizza salute. «Ho solo qualche problema alle dita», si schermisce: però ha ripreso a suonare il pianoforte. Jiri Marzi, 18enne skyrunner comasco, era finito in ipotermia durante una maratona in montagna ed è stato strappato alla morte grazie al dottor Luca Lorini e al team Ecmo (Extracorporeal Membrane Oxygenation) del Papa Giovanni.
Ipotermia e valanghe, il convegno
Proprio lui, Marzi, è stato la «sorpresa» orgogliosamente esibita, nella mattinata di sabato 10 gennaio, all’auditorium «Parenzan» dell’ospedale cittadino, che ospitava il convegno intitolato «Il paziente ipotermico e la valanga: gli algoritmi Ebm, la realtà tecnico-operativa, la rete delle strutture di soccorso e trattamento, i principi bioetici». Un evento molto articolato, che ha puntato il faro sulle valanghe, «eventi infrequenti, che rendono difficile “fare esperienza”», come ha sottolineato il bergamasco Angelo Giupponi, direttore dell’elisoccorso Areu lombardo, aggiungendo che «la mortalità da valanga si aggira sui 56 casi ogni 100 incidenti, contro i tre decessi ogni 100 incidenti stradali». Urge condividere informazioni, prevenire e prevedere, anche con la AI. Sostanzioso l’intervento del nivologo Fabiano Monti: «È un inverno con poca neve, ma ci sono già stati otto morti sull’arco alpino. Il manto nevoso scarso è più instabile anche se sembra più sicuro. Solo nella seconda metà del mese potranno esserci più precipitazioni». Le quali porteranno altri rischi. Consigli? Per Monti «il bollettino valanghe è indispensabile per programmare le escursioni, ma non basta a valutare la pericolosità dei singoli pendii». Marco Salmoiraghi, direttore del soccorso alpino e speleologico lombardo, ha invocato una maggiore «cultura della sicurezza», con riferimento alla tragedia di Crans Montana, e ricordato Albino Fascendini, fondatore del 118 bergamasco scomparso venerdì 9 gennaio.
Il lavoro dell’ospedale di Bergamo
Il direttore generale Francesco Locati, padrone di casa nel convegno organizzato dalla società scientifica Hems in collaborazione con Dolomiti Emergency, il soccorso alpino e speleologico di Lombardia e Veneto, Eurac Research, la Società italiana di Medicina di Montagna e il patrocinio delle Asst Niguarda, Papa Giovanni XXIII e Areu, ha sottolineato che «il tema dell’ipotermia accidentale grave ha per la nostra azienda un significato particolare. Siamo il centro di riferimento regionale grazie al nostro centro Ecmo diretto da Luca Lorini. Finora abbiamo trattato circa 50 pazienti in arresto cardiaco ipotermico, risultati che dimostrano quanto protocolli rigorosi, esperienza clinica e lavoro di squadra possano fare la differenza». Il caso di Marzi, in particolare, «è stato trattato grazie a una straordinaria catena di soccorso, tra Vigili del Fuoco, soccorso alpino, Areu e il nostro team Ecmo», perché il lavoro in rete è tutto, come ha rimarcato anche Alberto Zoli, direttore dell’Asst Niguarda nonché medical care manager lombardo per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina (al via il 6 febbraio, lo scialpinismo debutta tra le discipline): proprio il Niguarda sarà ospedale olimpico ufficiale, collegato con le strutture sanitarie di Bormio, Livigno, Sondalo, mentre il Papa Giovanni, durante i Giochi, svolgerà, ha aggiunto Locati, la funzione di «ospedale partner» con le sue consolidate competenze, dallo stesso team Ecmo al Trauma Center.
Secondo il presidente del Cnsas lombardo, Marco Astori, il convegno «è stato molto interessante sia per la parte riguardante il tema del soccorso, sia per gli spunti che sono emersi a livello scientifico e anche di approccio futuro per la gestione e la valutazione delle attività di soccorso in valanga, negli ambienti ospedalieri ed extraospedalieri». Gli fa eco Salmoiraghi, sottolineando che «è stata la conferma di quanto il Soccorso Alpino sia sempre più fortemente integrato con l’organizzazione e con l’attività dei Servizi regionali di emergenza sanitaria 118».
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