Cronaca / Bergamo Città
Mercoledì 04 Febbraio 2026
Infortuni sul lavoro, un anno nero: 12.710 denunce e ben 22 morti in Bergamasca
IL REPORT DELL’INAIL. Quattro vittime in più rispetto al 2024: l’edilizia resta il settore più a rischio, ma 15 incidenti mortali «in itinere». I sindacati: l’opera di prevenzione non è ancora abbastanza.
Lo stillicidio è senza sosta. Prosegue anno dopo anno con minime variazioni, ma mai con un radicale cambiamento positivo, e lascia sul campo tante, troppe vittime. Sul fronte degli infortuni sul lavoro, il 2025 è stato pesante per Bergamo. Soprattutto nella contabilità più tragica, quella dei decessi: 22 persone sono uscite di casa per lavorare e non hanno fatto più rientro.
Denunce per infortunio mortale
Delle 22 segnalazioni presentate all’Inail, 7 riguardano decessi nell’ambito dell’attività lavorativa (in azienda, sul cantiere...), mentre le altre 15 sono legate ai decessi definiti come «in itinere», cioè le morti avvenute nel tragitto casa-lavoro o lavoro-casa
Il fenomeno si staglia nitido nei dati diffusi dall’Inail. Appunto, le denunce per infortunio con esito mortale in Bergamasca sono state 22, quattro in più del 2024: in questo triste saliscendi, si è di nuovo tornati sui livelli già toccati nel 2021 e nel 2023, mentre le «morti bianche» erano state di meno nel 2022 (17) e 2019 (20), solo per guardare al recente passato. Bergamo, tra l’altro, è in controtendenza rispetto alla media regionale, che segna invece una flessione (164 «mortali» in Lombardia nel 2025) tale da riportare uno dei bilanci più contenuti degli ultimi anni.
C’è una chiave di lettura specifica in quanto accaduto in terra orobica, e la si coglie attraverso l’analisi incrociata del «registro infortuni» di Regione Lombardia (che, tramite le Ats, ha compiti su prevenzione e vigilanza): delle 22 segnalazioni presentate all’Inail, 7 riguardano decessi nell’ambito dell’attività lavorativa (in azienda, sul cantiere...), mentre le altre 15 sono legate ai decessi definiti come «in itinere», cioè le morti avvenute nel tragitto casa-lavoro o lavoro-casa. Non a caso, il 2025 ha visto una drammatica scia di sangue sulle strade bergamasche: i riflessi, dunque, si scorgono anche attraverso tale prospettiva. Peraltro, il 2026 è cominciato male: il 19 gennaio, a Fornovo San Giovanni, un camionista è morto per un malore mentre si trovava sul suo tir poco dopo aver scaricato il suo mezzo.
«Fare sempre di più»
Tra i sindacati, la sensibilità è comune. «Il lavoro di prevenzione, evidentemente, non è sufficiente – sospira Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo -. Bisogna insistere affinché si cerchi di ridurre le cause. Vale anche per gli incidenti in itinere: sul nostro territorio è prevalente la mobilità privata, sia per la morfologia sia perché non sono disponibili corse del trasporto pubblico privato tali da coprire a sufficienza gli orari lavorativi». Su questo, prosegue Corna, «stiamo cercando di agire dentro le aziende: quando si parla di contrattazione aziendale e welfare, occorre includere anche questi aspetti nelle proposte. Nelle aziende più all’avanguardia, qualcosa si può fare».
«Nei cantieri devono entrare persone che sappiano fare il loro lavoro, adeguatamente istruite e consapevoli delle procedure e dei pericoli»
Anche Marco Toscano, segretario generale della Cgil di Bergamo, ripete un mantra: «Di sicurezza sul lavoro si parla molto, ma non è mai abbastanza: questa è e resta la priorità in testa alla nostra agenda, non arretreremo di un millimetro». Ma cosa serve, davvero, per provare a invertire il trend? «Rispetto delle leggi, completa dotazione dei dispositivi di protezione individuale, una formazione efficace e non intesa come un mero adempimento formale, controlli e sostegno al personale ispettivo – elenca Toscano –. Bergamo su questo fa sistema, i protocolli periodicamente firmati dimostrano un’attenzione condivisa. Ma serve sempre fare di più». Cifre alla mano, l’edilizia rimane ancora il settore più a rischio: «La guerra continua – è l’aspra metafora tratteggiata da Giuseppe Mancin, alla guida della Feneal-Uil Bergamo e referente della Uil per la materia -. La guardia non deve calare né tra gli enti né tra le imprese: nei cantieri devono entrare persone che sappiano fare il loro lavoro, adeguatamente istruite e consapevoli delle procedure e dei pericoli».
Sia per numero totale di pratiche sia per quelle con epilogo mortale, Bergamo è la terza provincia in Lombardia: giocoforza, sommano numeri peggiori Brescia (15.909 denunce, con 30 morti) e Milano (36.900 denunce, con 49 morti)
Confronti e trend
Se si passa in rassegna l’intera mole delle denunce presentate nel corso del 2025, a Bergamo sono state 12.710: l’equivalente – ormai da tempo stabile – di una trentina abbondante al giorno (quasi 35 per la precisione), tutti i giorni. Rispetto al 2024 il calo è risicato (-2%, furono 12.965), mentre la riduzione è più consistente se si amplia l’arco temporale (nel 2022 e 2023 si viaggiava ampiamente sopra i 13mila casi annui, nel 2019 erano oltre 14mila). Su scala regionale il 2025 s’è chiuso con 110.873 infortuni, lo 0,7% in più dell’anno precedente. Sia per numero totale di pratiche sia per quelle con epilogo mortale, Bergamo è la terza provincia in Lombardia: giocoforza, sommano numeri peggiori Brescia (15.909 denunce, con 30 morti) e Milano (36.900 denunce, con 49 morti). Va precisato un dettaglio, a proposito di queste cifre complessive: nel computo sono incluse – è così da alcuni anni – anche le denunce relative a incidenti avvenuti a scuola e che hanno colpito studenti, ad esempio gli infortuni che capitano in palestra e durante le attività sportive.
Le mansioni più a rischio
Ma quali sono le mansioni più a rischio? L’Inail entra più nei dettagli attraverso la fotografia regionale. Due terzi delle denunce, con una ripartizione quasi speculare, si concentra tra il terziario (34%) e l’industria (32%), mentre la restante parte è suddivisa, con quote minori, tra artigianato, servizi pubblici, agricoltura e altri comparti residuali; il 64% delle pratiche è relativo a lavoratori uomini.
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