Cronaca / Bergamo Città
Mercoledì 21 Gennaio 2026
Investito in Porta Nuova a Bergamo: «Francesco aiutava tutti, non accetto che me l’abbiano portato via così»
IL DOLORE. È morto al «Papa Giovanni» il dottor Benedetti, medico di 59 anni investito giovedì scorso dopo lo scontro tra due auto. La sorella: «Ha scelto di donare gli organi».
Era un medico con il sogno di specializzarsi in ortopedia e traumatologia ma per stare vicino alla mamma, rimasta vedova prematuramente, era andato a lavorare come prelevatore al Centro biomedico bergamasco, alla rotonda dei Mille. E lì si era trovato così bene da non spostarsi più. Quella era diventata la sua seconda famiglia.
Investito in Porta Nuova
Francesco Benedetti, 59 anni, viveva in via Carlo Alberto a Colognola ed è morto lunedì 19 gennaio all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove lavora come infermiera la sorella Cinzia. Troppo gravi i traumi riportati nell’incidente di giovedì scorso in Porta Nuova. Stava attraversando la strada quando è stato travolto da una Fiat 500 che viaggiava da via Camozzi a via Tiraboschi e si è scontrata con una Kia Sportage che da viale Roma era diretta alla stazione. Nell’urto la 500 ha ruotato di 180 gradi colpendolo con l’angolo posteriore sinistro. La Polizia locale si è occupata dei rilievi: il conducente dell’auto che è stato accertato sia passato con il rosso sarà denunciato per omicidio stradale.
«Non voglio vendetta, ma giustizia sì»
«Stava andando al Tribunale del malato dove faceva il consulente – spiega la sorella –, si è trovato nel punto sbagliato nel momento sbagliato. È stata una fatalità, gli incidenti possono succedere ma se l’auto non fosse passata con il rosso mio fratello sarebbe ancora vivo. Questa cosa io non riesco ad accettarla e non riesco a perdonarla. Non voglio vendetta, lui non l’avrebbe voluta, ma giustizia sì, sono molto arrabbiata. Francesco ha dedicato tutta la vita ad aiutare gli altri e ha sempre tenuto un profilo basso, umile. Per questo nel necrologio ho fatto scrivere “dott.”: è il riconoscimento che si merita».
«Sempre pronto ad aiutare»
Benedetti era anche volontario nell’Associazione diabetici e nell’Anmic ed era iscritto all’Aido, come Cinzia: «Ci eravamo detti vicendevolmente che se fossimo morti prematuramente avremmo donato gli organi – prosegue Cinzia –. Così è stato, anche in questo suo ultimo gesto ha aiutato tante persone. A parte i polmoni, compromessi nell’incidente, tutto quello che era possibile è stato prelevato. Anche perché Francesco era sanissimo, non ha mai fumato, bevuto, a parte qualche piccolo acciacco era il donatore ideale. Era sempre pronto ad aiutare tutti: al lavoro, a casa, se serviva qualcosa a qualcuno, lui c’era sempre. L’unico suo svago era l’Atalanta, una vera passione. Era tifosissimo, aveva l’abbonamento in curva Sud e non si perdeva una trasferta, se non erano troppo lontane».
«Un punto di riferimento»
«Mai mancato un giorno, era un punto di riferimento per tutti – commenta Valeria Molteni, responsabile amministrativa del Centro biomedico bergamasco, sul cui profilo Facebook ieri ha scritto un lungo e commosso post –. Lavorava qui alla rotonda dei Mille e nei punti prelievi di Albino e Dalmine. Era con noi da 31 anni, è un’azienda familiare e non c’è molto turnover del personale, gli volevamo tutti bene. Francesco si faceva in quattro per aiutare tutti, oltre ad essere un medico preparatissimo e sempre aggiornato, portava anche tanta allegria negli uffici ed era un atalantino sfegatato, andava spesso con i suoi due nipoti alla partita». Il Centro sta raccogliendo per la famiglia le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Chi volesse lasciare un pensiero per il dottore può scrivere all’indirizzo mail [email protected].
La vicina: «Come un figlio»
La salma è stata composta nella camera mortuaria del Papa Giovanni e i funerali saranno celebrati venerdì alle 10 nella chiesa di San Sisto a Colognola. «È arrivato qui con i genitori quando faceva il militare – racconta Piera Minossi, che abita nell’appartamento sotto il suo – e io lo avevo aiutato ad accudire la mamma rimasta vedova. Dopo la sua morte era stato lui ad accudire me, era come un figlio. Sono diabetica e lui veniva due volte alla settimana a misurarmi la pressione, mattina e sera, poi insisteva anche sui farmaci perché diceva che dovevo prendere quelli che mi aveva prescritto il cardiologo. Era bravo, generoso, ogni venerdì sapendo che era goloso andavo in panetteria a prendergli un dolcetto. Mi stava curando come se fossi sua mamma e due anni fa mi ha salvato la vita. È venuto una sera e mi ha detto: “Domani andiamo a fare un controllino. Mi ha portato alle Gavazzeni e mi hanno tenuto là. Avevo un blocco intestinale e mi hanno operata. Adesso mi manca tantissimo. Guardi quella porta, si apriva ogni giorno alle 12.30, l’orario in cui passava. Tutti i giorni. E la sera, quando rientrava, ma anche più tardi perché io bado alla chiesina e la sera verso le 21 andavo a vedere se le luci funzionavano bene. Lui, quando sentiva che aprivo il cancello, si affacciava alla finestra e mi diceva “Piera dove vai? Stai attenta”. Sono sicura che stava lì alla finestra finché non tornavo. In questi giorni so solo io quante preghiere ho fatto, quanti Santi ho invocato, ma non è servito. È stata una morte assurda, poteva godersi ancora tanti anni di vita, ma si vede che lassù avevano bisogno di un dottore».
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