«La vostra auto usata dai banditi»: ottantenni derubati dei gioielli

VALTESSE. Truffa messa a segno da falsi carabinieri a danno di una coppia. «I rapinatori vi hanno clonato la targa. Ora veniamo a controllare i monili».

«La targa della vostra auto risulta coinvolta in una rapina che è stata messa a segno poco fa in centro città. Arriverà un nostro militare a controllare i gioielli per catalogarli e capire se sono parte della refurtiva». All’ignoto interlocutore, presentatosi come carabiniere, la donna ha cercato di replicare, dicendo anche che aveva il cibo sui fornelli. «Signora, cosa ci interessa del suo pranzo, qui c’è anche un ferito di mezzo», ha incalzato la voce maschile al telefono.

Questo è, in buona sostanza, l’approccio usato giovedì 15 gennaio da una banda di truffatori per raggirare una coppia di ottantenni residente in via Bolis, nel quartiere di Valtesse. Pressano le vittime, le mettono in agitazione, le tengono impegnate al telefono perché non possano dare l’allarme o avvertire i familiari, le stordiscono con domande e l’elenco di una serie di incombenze. Anche in questo caso il colpo è andato a segno: il finto carabiniere presentatosi in abitazione per fotografare i gioielli è riuscito a dileguarsi con il bottino. «Non so quanto sia il valore economico, ma sicuramente quello affettivo era molto elevato», racconta il figlio.

La finta rapina in gioielleria

È da poco passato mezzogiorno, sul telefono fisso della coppia giunge una chiamata. È la moglie che risponde. Dall’altro capo un uomo si presenta come carabiniere, racconta che è appena stata rapinata una gioielleria in centro città e che la targa dell’auto su cui sono fuggiti i banditi corrisponde a quella di proprietà della coppia. «Ma la nostra vettura è qui in garage», obietta la pensionata, dicendo che in quel momento anche il marito è in casa. «Si vede che ve l’hanno clonata – ribatte il sedicente militare dell’Arma –. Comunque, per prassi dobbiamo sottoporvi ad accertamenti».

Il malvivente si fa dare i numeri di cellulare di entrambi. È un escamotage per impedire che lancino l’allarme. Pochi secondi dopo, infatti, sui due telefonini arriva una chiamata. La coppia viene avvertita che arriverà un carabiniere in borghese incaricato di fotografare i gioielli che hanno in casa. Poi, per tenerli all’apparecchio, parlano loro di moduli e altre incombenze burocratiche. Una tattica per impedire che avvisino il figlio, che tra l’altro vive dall’altra parte della strada.

Il sedicente militare in casa

Il finto militare, descritto con barba scura e con un fantomatico pass a tracolla, viene fatto accomodare in casa. La signora ha provveduto a mettere sul letto i monili. A un certo punto lei si stacca perché deve andare a controllare il cibo sui fornelli. Quando, qualche attimo dopo, torna nella stanza da letto, l’uomo con la barba e parte dei gioielli non ci sono più (sono spariti quelli in oro, hanno lasciato gli altri e le perle). La signora avverte il figlio, che accorre.

«Mio padre era ancora al telefono – racconta l’uomo –, io pensavo che avesse chiamato la polizia e stesse parlando con un agente. Ho preso il cellulare per raccontare cos’era accaduto, ma in verità era ancora uno dei malviventi che, per guadagnare tempo e consentire al complice di allontanarsi, mi ha rassicurato: “Sta arrivando una pattuglia. Abbiamo preso un sospettato, lei deve portare sua madre nella caserma dei carabinieri di via Novelli per il riconoscimento”, mi ha detto. A un certo punto mi sono insospettito perché ho capito che cercava di farmi perdere tempo». Così, il figlio ha riattaccato e ha dato l’allarme. Ma era già troppo tardi.

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