L’addio a Fascendini: «La sua dimensione più vera era il servizio all’umanità»

IL LUTTO. «Gratitudine» è infatti una delle parole più ricorrenti nei discorsi pronunciati sabato 10 gennaio ai funerali dello storico neurologo e neurochirurgo degli Ospedali Riuniti e fondatore del 118 a Bergamo, scomparso venerdì a 88 anni.

Bergamo

Albino Fascendini, storico neurologo e neurochirurgo degli Ospedali Riuniti e fondatore del 118 a Bergamo, si è spento venerdì a 88 anni dopo una lunga convivenza con l’Alzheimer. A ricordarlo, con profonda gratitudine per il suo lungo cammino segnato dall’amore e dalla dedizione nella cura dell’altro, i colleghi e gli amici di una vita.

«Tutti coloro che lo hanno incontrato trovano in lui affetti profondi, parole intense e capitoli di impegno», ha detto don Giambattista Boffi, parroco di Santa Lucia, nella sua omelia davanti ai presenti, tra i quali anche la sindaca Elena Carnevali.

In Fascendini, ha aggiunto il sacerdote, si riconoscono tante passioni: «Nelle relazioni sociali, nella professionalità e nel volontariato. Quella passione che porta a impegnarsi mettendoci la faccia e spendendo il tempo per la propria città, per la propria chiesa, il proprio quartiere e comunità. Quella passione che trascina l’uomo dentro relazioni umane profonde».

Dopo «una lunga parte della vita vissuta nella luce», ha ricordato la figlia Sara, oggi direttrice del Centro di Eccellenza per l’Alzheimer di Ferb onlus a Gazzaniga, la nella sua esistenza Fascendini ha affrontato un’altra esperienza prolungata «nel silenzio della malattia». Entrambe, però, «vissute con pienezza e sentite profondamente». Ora, ha concluso la figlia Sara, il padre può riposare in pace. «Ciao papà. Sei esattamente dove dovresti essere».

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