Lupo, Lombardia verso la stretta: «Presenza ormai insostenibile»
IL DIBATTITO. La gestione del lupo in Lombardia continua a tenere banco anche in consiglio regionale.
L’interrogazione a risposta immediata presentata dal consigliere regionale Michele Schiavi (Fratelli d’Italia) ha ricevuto ieri riscontri diretti dagli assessori Alessandro Beduschi (Agricoltura) e Gianluca Comazzi (Territorio), confermando la linea della Giunta: la Lombardia chiede ufficialmente a Ispra e al governo il superamento di dati obsoleti e l’adozione di un modello basato su «soglie reali» di presenza e danno.
La richiesta all’Ispra
La strategia regionale punta a un cambio di paradigma che permetta interventi rapidi ed efficaci laddove la convivenza tra predatore e attività umane è diventata insostenibile. «La discussione di oggi (ieri per chi legge, ndr) fa ben sperare», dichiara Michele Schiavi. «Il recente declassamento del lupo a livello europeo finalmente recepirà il nuovo status normativo, ma ora è fondamentale passare ai fatti. Non possiamo accettare che la gestione sia frenata da stime non aggiornate. La Lombardia ha chiesto di superare tassi di prelievo simbolici per adottare un modello dinamico. Non si capisce perché in Italia i tassi siano pari al 3%, mentre nella vicina Francia si raggiunga il 21% con un numero di lupi inferiore su un territorio più vasto. Proteggere il lupo non può significare condannare all’estinzione i nostri allevatori o ignorare l’insicurezza dei cittadini nelle aree rurali. E il nuovo monitoraggio non deve essere la scusa per ritardare il contenimento della specie: la biodiversità si tutela proteggendo l’intero ecosistema, compreso l’uomo e le sue attività millenarie».
Una presenza insostenibile
Sulla stessa linea il consigliere regionale Alberto Mazzoleni, membro della commissione Agricoltura, che evidenzia come il quadro normativo stia evolvendo verso una gestione più pragmatica. «Ispra e ministero dell’Ambiente hanno ipotizzato per la Lombardia una soglia di prelievo limitata a soli 1-2 esemplari all’anno», spiega Mazzoleni. «Una quota ampiamente sottostimata basata su dati del 2020-2022, quando la diffusione della specie era significativamente inferiore. L’eccessiva presenza del lupo sta diventando insostenibile per gli allevatori: gli attacchi aumentano e mettono a dura prova aziende già colpite da costi elevati. Accogliamo positivamente l’impegno della nuova presidente di Ispra, Alessandra Gallone, per un nuovo censimento aggiornato. Solo partendo da dati certi e scientificamente solidi sarà possibile definire soglie di contenimento aderenti alla realtà».
L’obiettivo comune è dunque evitare che i ritardi burocratici e interpretazioni scientifiche eccessivamente cautelative portino all’abbandono degli alpeggi e a danni ingenti, sia diretti che indiretti, per l’agricoltura di montagna.
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