Marco, oggi l’ultimo saluto. «Scrivere era la sua vita»

I FUNERALI. La cerimonia fissata alle 14,30 del 2 gennaio al Tempio Votivo, nel quartiere di Santa Lucia. In mattinata la camera ardente resterà ancora aperta dalle 9 alle 12.

Era un uomo mite, il nostro Marco Dell’Oro, e aveva un’attenzione, una parola, un buon consiglio per tutti. Lo ricordano così i tanti colleghi che negli ultimi due giorni gli hanno fatto visita alla camera ardente allestita alla Fondazione Carisma e che resterà aperta anche martedì 2 gennaio dalle 9 alle 12. I funerali avranno luogo invece alle 14,30 al Tempio Votivo, chiesa parrocchiale di Santa Lucia, in via dello Statuto, in città.

E anche i suoi amici di sempre, quelli che lo hanno conosciuto da ragazzino, sui campi di calcio del quartiere di Santa Lucia o tra i banchi di scuola. Perché buoni, miti e così estremamente empatici, come lo era Marco, non lo si diventa quando si cresce, ma lo si nasce e lo si resta, per tutta la vita.

La sua, Marco l’ha vissuta «facendo quello che gli piaceva e facendolo bene», racconta a bassa voce una vicina di casa. La passione per la scrittura, che lo ha portato da giovanissimo a bussare alla porta di don Andrea Spada, a «L’Eco di Bergamo», perché si era messo in testa che dello scrivere avrebbe voluto farne una professione; ma anche il cinema, la Francia, la bicicletta e i libri: «Aveva una velocità di lettura impressionante e per ogni citazione conosceva il punto del libro dove andare a rileggerla – ricordano i famigliari –. Ogni tanto pensava alla pensione e al tempo che avrebbe avuto per iniziare a scrivere lui dei libri». Sulla bara una rosa rossa e una bianca e una bella foto «posata», una delle rarissime alle quali concedeva quel suo sguardo timido e concentrato a guardarti negli occhi quando, parlandogli, cercavi una sua parola, un suo parere, o semplicemente provavi a strappargli un sorriso. Lui che ironico lo era, molto più di quanto la sua «allure» di ragazzo serio lasciava trasparire.

Paolo Milesi ha appreso la notizia dal giornale; è stato il suo compagno di banco al liceo scientifico «Lussana» nell’anno della Maturità: «Era un ragazzo schivo e molto bravo nelle materie letterarie – ricorda –. Studiavamo insieme per preparare gli esami, ci trovavamo da me, oppure a casa sua. Per questo ricordo bene la sua mamma, alla quale era legatissimo. Ricordo anche che alla Maturità fece un tema bellissimo. Poi le nostre strade si sono divise e per qualche tempo siamo rimasti in contatto. Con alcuni compagni ci siamo trovati a ottobre dello anno scorso, ma purtroppo lui non c’era».

Il liceo, l’università e nel frattempo l’anno del servizio civile, che Marco ha scelto di trascorrere alla Cisl, dove ha incontrato Giulio Mauri, ai tempi addetto alla comunicazione del sindacato: «La nostra amicizia nacque lì – ricorda –. Fu per lui un’esperienza di condivisione di un percorso e di valori sociali con i quali era in sintonia. Ricordo un bellissimo lavoro di ricerca che abbiamo fatto insieme sui giovani. Collaborava con noi su tanti temi di approfondimento e ha sempre mantenuto un rapporto d’affetto con la Cisl. Ancora oggi ci vedevamo almeno una volta all’anno. La sua ”Domenica” era la cosa più bella; aveva una capacità di portare sguardi diversi e di dare valore ai temi di cronaca, permettendo alle persone di farsi una cultura sull’attualità».

Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, ha incontrato Marco da consigliere d’amministrazione di Sesaab e con lui ha condiviso un pezzo di strada nel Comitato scientifico del Bergamo Festival: «Avevamo il piacere di confrontarci e di studiare i temi da mettere al centro di questa rassegna – racconta –. Con Marco c’era un bel rapporto, del resto era difficile non avere un buon rapporto con lui, perché aveva un tratto umano molto particolare, una mitezza di fondo e una grandissima cultura che non esibiva mai, altra caratteristica della sua personalità. Aveva una capacità di entrare in empatia e in relazione con tutti e di mantenere quella grande umanità che l’ha sempre contraddistinto».

L’amore per la letteratura, la collezione dei libri della «Pléiade», la sua amicizia con gli intellettuali d’Oltralpe, la casa di Mentone. E poi il festival di Cannes, lo stage a «Le Nouvel Observateur» e Josiane, la sua fidanzata. Della Francia Marco parlava spesso anche con Gianni Scarfone, amministratore delegato di Teb, per tanti anni direttore di Atb: «Avevamo la consuetudine di vederci a pranzo ogni due-tre mesi – ricorda –. Si chiacchierava in libertà; era un uomo di grande umanità, un intellettuale curioso e un profondo conoscitore della comunità, con cui si facevano ragionamenti non banali, alla ricerca del senso delle cose».

Marco e la passione per la cultura, anche nella sua città: «È stato molto vicino alla crescita del Museo delle Storie – ricorda la direttrice, Roberta Frigeni – e tra noi è nata una bella amicizia. Ha fatto crescere l’archivio fotografico Sestini dandogli voce sulle pagine del giornale e del suo inserto della domenica. Era un appassionato, curioso di qualunque cosa facessimo. E qualsiasi attività in cui abbiamo voluto coinvolgerlo, lui l’ha sempre abbracciata con interesse».

«Era una persona con cui c’è sempre stata una spontanea affinità – racconta Elena Carnevali, ex parlamentare e candidata sindaco del Pd –. Marco era dotato di una raffinata cultura e di un’umanità che, per come lui sapeva interpretarla, è merce rara. Mi è sempre stato molto vicino; ci siamo incrociati l’ultima volta a teatro, per la rappresentazione di Otello nell’ambito della Capitale della Cultura, dove abbiamo avuto l’occasione di raccontarci un po’». Daniele Belotti, ex parlamentare della Lega, conserva di Marco un ricordo lontano nel tempo: «Siamo cresciuti nello stesso quartiere – dice –; da bambini ci trovavamo tutti i giorni ai giardini Diaz e facevamo partite infinite di calcio. Voglio ricordarlo così, come un ragazzo che giocava molto bene al pallone. Da giornalista l’ho seguito fin dai tempi in cui si occupava del consiglio comunale e poi tutta la sua crescita all’interno del giornale». Tra i medici che gli sono stati accanto negli ultimi mesi c’è Lorella Algieri, neuropsicologa alla Casa degli Angeli di Mozzo. «Ho seguito tutta la sua fatica – racconta commossa –. Per una persona che, come lui, viveva di parola, non riuscire a leggere e a scrivere era la cosa più atroce. Abbiamo cercato un modo per comunicare e l’avevamo trovato attraverso la musica e il cinema». Un messaggio, tra i tanti, sul libro delle firme: «Amante delle parole e della Parola, tu che hai percorso questa Terra con gli occhi intrisi di cielo, continua a raggiungerci dal cielo con i tuoi “divini” racconti». È il saluto di Daniela.

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