Omicidio di Sharon: attesa la sentenza. Il pm insiste sull’ergastolo per Sangare

IL PROCESSO. Il pm Emanuele Marchisio ha replicato alla memoria difensiva e rinnovato la richiesta di ergastolo: «Ha ucciso per soddisfare il suo ego». In aula nella mattinata di mercoledì 25 febbraio anche la famiglia Verzeni.

Si è aperta con la richiesta di ergastolo e con la replica alla memoria difensiva quella che potrebbe essere l’ultima udienza del processo per lomicidio di Sharon Verzeni , uccisa a coltellate a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024. Il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha chiesto la condanna all’ergastolo per Moussa Sangare, contestando le aggravanti della premeditazione, della minorata difesa e dei futili motivi. Un delitto che il pm ha definito «orripilante», parlando dell’imputato come di «un narciso impenitente, che decide di sacrificare una vita umana per soddisfare il proprio ego».

Un delitto che il pm ha definito «orripilante», parlando dell’imputato come di «un narciso impenitente, che decide di sacrificare una vita umana per soddisfare il proprio ego».

La memoria difensiva depositata dall’avvocata Tiziana Bacicca ha messo in discussione, tra gli altri punti, la ricostruzione dei tempi dell’aggressione e alcuni aspetti tecnici, a partire dall’autopsia e dalle tracce biologiche. Proprio su questi elementi si è concentrata la replica dell’accusa.

La replica del pm

Secondo la difesa, il tempo a disposizione per compiere l’omicidio, così come ricostruito dall’accusa, non sarebbe sufficiente. Una tesi respinta con decisione dal pm Marchisio, che ha parlato di un’aggressione «velocissima e rapidissima». «Lo racconta lui stesso – ha sottolineato il pm –: la prima coltellata viene data mentre lei era ancora sulla bici, gli altri fendenti mentre Sharon scappava». Una versione che, ha aggiunto, sarebbe «identica» a quella resa davanti al gip. A sostegno della ricostruzione dell’accusa ci sarebbero anche i dati delle telecamere di sorveglianza: «Ci dimostrano che non c’è nessuno a quell’ora che scappa in bicicletta a 32-33 chilometri orari, c’è solo Sangare».

Quanto ai rilievi sull’autopsia, Marchisio ha spiegato che l’esame delle ferite – cinque in totale, di cui quattro mortali – «descrive tecnicamente il fatto in modo perfettamente corrispondente con quanto dice lui». Infine, sul Dna di Sharon trovato sulla bicicletta dell’imputato, il pm ha escluso «qualsiasi tipo di contaminazione», come invece ipotizzato dalla difesa, sostenendo che il dato si spiega con un unico elemento: l’aggressione, dal momento che i due «non si erano mai visti né conosciuti».

Per l’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia di Sharon Verzeni, «non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Moussa Sangare, né nella ricostruzione della vicenda»

Per l’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia di Sharon Verzeni, «non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Moussa Sangare, né nella ricostruzione della vicenda». Scudieri, replicando alla memoria del nuovo avvocato di Sangare, ha detto: «Siamo un po’ tutti colpiti da questa vicenda di Garlasco, per cui senza uomini in camice bianco non si possa fare un processo. Non è così. Oggi abbiamo anche la prova del camice bianco (lo ha ribadito il pm ndr): quella del Dna, che non soffre di alcuna critica fondata ed è la prova piena della colpevolezza dell’imputato». «Sangare - ha detto Scudieri - ha scelto volontariamente di essere un assassino e un uomo pericoloso. Non si può spezzare la vita di una giovane donna solo per dare sfogo ai propri istinti antisociali».

La difesa: assoluzione

La difesa di Sangare, rappresentata dall’avvocata Tiziana Bacicca ha chiesto invece l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» e in subordine «l’esclusione delle tre aggravanti e la concessione delle attenuanti generiche». Sul coltello, ha sottolineato l’avvocato Bacicca, non c’era nessuna traccia di sangue. «Se dobbiamo pensare che abbiano influito gli agenti atmosferici sul coltello anche quella sulla bicicletta la traccia biologica (di Sharon, ndr) potrebbe essere stata trasportata. Anche nell’appartamento in cui Sangare entrava dalla finestra non sono state trovate tracce di sangue».

In aula, come a ogni udienza, sono presenti i familiari di Sharon Verzeni. Moussa Sangare segue il dibattimento accanto alla sua legale. Poco prima delle 13 la Corte d’assise di Bergamo si è riunita in camera di consiglio al termine del processo.

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