(Foto di Bedolis)
IN REGIONE. Mattinata difficile per i collegamenti ferroviari: è l’onda lunga dello sciopero. Il Pd: «Nel 2025 meno corse di quelle necessarie». L’assessore Lucente: «Target raggiunto».
La battaglia, di nuovo, è sulle cifre e sulle performance. La gestione di Trenord continua a scaldare il dibattito politico in Regione, mentre i disservizi si palesano con puntualità. Martedì 3 febbraio, in apertura del Consiglio regionale, il Partito democratico ha interrogato l’assessore ai Trasporti Franco Lucente (Fratelli d’Italia) sulla «produzione di Trenord e sulla sostenibilità del Piano economico finanziario del nuovo contratto di servizio» (2023-2033).
In sostanza i dem, tramite il documento presentato dal capogruppo in Commissione Trasporti Simone Negri, hanno puntato il dito sull’accordo che regola il rapporto tra la Regione (che affida il servizio ferroviario e deve controllarlo) e Trenord (che gestisce il servizio, ma che è anche partecipata dalla Regione). «Con il nuovo contratto di servizio – sottolinea l’interrogazione del Pd, prendendo a riferimento il dato relativo ai “treni-km”, l’unità di misura utilizzata nel settore per misurare la “produzione” –, a fronte di target più sfidanti, lo scostamento tra quanto previsto e quanto effettivamente realizzato ha toccato il 5,29% nel 2024, fermandosi ai numeri della produzione storica. In base alle stime in nostro possesso, nonostante l’incremento del 3% delle corse rispetto al 2024, anche nel 2025 si sarebbe registrato uno scostamento significativo tra i target contrattuali e l’effettiva produzione». Cioè, meno corse di quante ne servivano. Il tutto, rimarca il Pd, mentre ora la Regione riconosce a Trenord 536 milioni di euro annui (al netto dell’Iva), 110 in più rispetto al contratto precedente.
L’assessore Lucente, nella replica, ha portato dati diversi che attestano il raggiungimento del target: «A fine 2025 la produzione offerta a livello ferroviario è risultata superiore alle previsioni del Piano economico finanziario, attestandosi a 48,3 milioni di treni-km anno». In altri termini, sarebbe aumentato il ventaglio di corse offerto ai pendolari (nel 2024 ci si attestava a 41,5 milioni di treni-km), centrando volumi superiori anche a quanto fissato dal contratto di servizio. Ma i termini dell’accordo possono essere cambiati? «Il Piano – ha proseguito Lucente – stabilisce che la revisione è prevista una volta trascorsi i primi 5 anni di vigenza e che le variazioni di produzione dei singoli anni, dovute ad esempio all’incremento o riduzione del servizio, sono quelle che permettono di determinare, anno per anno, il totale del corrispettivo contrattuale a consuntivo da corrispondere sulla base del servizio effettivamente svolto e dei costi sostenuti. Regione riconosce all’impresa i costi dovuti che non sono tenuti a coincidere con quelli a preventivo. La relazione sul servizio ferroviario per l’anno 2024 non è stata ancora redatta e inviata al Consiglio, dal momento che sarà finalizzata dall’impresa nelle prossime settimane».
La giornata di martedì 3 febbraio è stata segnata da altri disservizi. In mattinata sono stati cancellati alcuni treni «per le ripercussioni dello sciopero avvenuto il 2 febbraio»
La risposta non ha soddisfatto il Pd, che anzi propone una rivisitazione dei rapporti tra Regione e Trenord: «Non è logico che la Regione paghi 110 milioni di euro in più all’anno rispetto al passato – interviene il consigliere bergamasco Davide Casati – per un servizio che di fatto è sempre lo stesso. Purtroppo l’assessore ci ha risposto che questo genere di valutazioni sono rimandate al quinto anno dall’entrata in vigore del nuovo contratto di servizio, nonostante già da ora (siamo al secondo anno, ndr) sia evidente che gli obiettivi siano lungi dall’essere raggiunti e i corrispettivi versati all’azienda quindi non proporzionati».
Intanto, fuori dall’aula del Pirellone e dentro le carrozze dei pendolari, la giornata di martedì 3 febbraio è stata segnata da altri disservizi. In mattinata sono stati cancellati alcuni treni «per le ripercussioni dello sciopero avvenuto il 2 febbraio» (così ha spiegato Trenord), quando già erano state soppresse molte corse pure nelle fasce di garanzia. Per un «intervento di manutenzione straordinaria» (dunque per un problema al convoglio) sono poi saltati due treni sulla Ponte San Pietro-Milano via Carnate (il 28519 delle 6,31 e il 25824 delle 7,00), direttrice già particolarmente colpita dal caos di lunedì, con ritardi poco più tardi per via di «un guasto alla linea ferroviaria nella stazione di Monza».
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