«Radici di libertà»: riportare al centro il senso del 25 Aprile

L’INIZIATIVA. Promossa dalla Consulta provinciale studentesca di Bergamo: storie, luoghi ed esperienze a partire dall’eccidio di Cornalba, con un docufilm.

È un’iniziativa pensata dagli studenti per gli studenti quella in programma mercoledì 22 aprile alle 9 all’Auditorium dell’Isis Giulio Natta di Bergamo. Si intitola «Radici di libertà: dall’eccidio di Cornalba al 25 Aprile» ed è promossa dalla Consulta provinciale studentesca di Bergamo con il patrocinio del Comune di Bergamo, Anpi-Comitato provinciale di Bergamo, Coop Lombardia, Isrec, Lab80film, Pandora e Centro di servizio per il volontariato. Un appuntamento che nasce dentro le scuole e dai percorsi già avviati sul territorio, con l’obiettivo di riportare al centro il significato del 25 Aprile a partire dalle storie, dai luoghi e dalle esperienze vissute (anche) dagli stessi ragazzi. Al centro della mattinata ci sarà il racconto dell’eccidio di Cornalba, uno degli episodi più tragici della Resistenza bergamasca, attraverso la proiezione del docufilm «La mitraglia sul campanile», realizzato nel 2020 e presentato dal coautore Bruno Bianchi, ricercatore, volontario di Anpi Valle Brembana e tra i promotori del progetto «Testimoni di Resistenza».

«Per arrivare ai giovani bisogna entrare nella loro dimensione emotiva»

A precedere la proiezione e dopo i saluti della professoressa Francesca Regazzoni, referente della Consulta, e Romina Russo, presidente del Consiglio comunale di Bergamo, sarà l’intervento di Luciana Bramati, presidente di Isrec, che offrirà un inquadramento sulla Resistenza italiana e locale. Nicoletta Tiraboschi, coautrice del docufilm, proporrà invece una riflessione sul tema della memoria affettiva. A chiudere l’incontro sarà Mauro Magistrati, presidente provinciale dell’Anpi. Uno dei momenti centrali sarà affidato agli studenti, che presenteranno alcuni lavori realizzati durante l’anno scolastico nell’ambito di «Testimoni di Resistenza». Il percorso didattico multimediale, articolato in moduli per gli studenti delle superiori e dedicato all’eccidio di Cornalba, è costruito con l’obiettivo di trasmettere la memoria della Resistenza.

Coinvolti oltre 7mila studenti

«Negli ultimi anni - racconta Bianchi - ha coinvolto oltre 7mila studenti (anche fuori provincia, ndr) e più di 2.500 ragazzi hanno visitato i luoghi della drammatica vicenda avvenuta nel novembre nel 1944». Il cuore del progetto non è solo la ricostruzione storica, ma anche la capacità di coinvolgere i ragazzi sul piano personale: «Per arrivare ai giovani bisogna entrare nella loro dimensione emotiva», sottolinea Bianchi, richiamando il lavoro sulla cosiddetta «memoria affettiva»: «Noi - prosegue - siamo testimoni di seconda generazione. Questi racconti li abbiamo sentiti in casa. Mia nonna, ad esempio, aveva ospitato il Comando della Brigata partigiana 24 Maggio di Giustizia e Libertà. Mio papà, invece, era stato catturato dai Fascisti e mandato a Mauthausen, ma riuscì a scappare dal treno prima di arrivare a Vipiteno».

A essere profondamente toccata dalla vicenda ma anche dal progetto «Testimoni di Resistenza» è stata Marianna Ruggeri, 18enne rappresentante del liceo Sarpi nella Consulta provinciale, che ha proposto a quest’ultima di approfondire il tema con un appuntamento dedicato. L’obiettivo? «Non tanto e non solo celebrare il 25 Aprile, ma capirne davvero il significato - racconta Ruggeri -. Ci sembrava importante celebrare questo momento in quanto inizio della libertà e dei diritti a cui noi oggi siamo abituati».

Un momento di confronto

L’incontro del 22 aprile sarà aperto soprattutto agli studenti della Consulta ma tutte le scuole della provincia potranno partecipare anche grazie al collegamento streaming. Sarà dunque un momento di confronto tra generazioni, in cui la memoria non resta patrimonio del passato, ma diventa - citando Nuto Revelli - strumento per leggere il presente. E quindi immaginare e costruire il futuro. Perché, conclude Bianchi, «quello che è successo allora non è lontano: è dentro la vita che facciamo ogni giorno. Il rischio, se dimentichiamo il passato, è di rivivere gli errori e gli orrori già accaduti».

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