Rogo di via Moroni, nell’inchiesta 65 parti lese: «L’artigiano era in tabaccheria»

IN TRIBUNALE. Per l’incendio della mansarda risultano danneggiati inquilini, negozianti e amministratori. La difesa: il titolare della ditta non era presente.

Sono 65, tra proprietari di appartamenti, inquilini, amministratori condominiali e negozianti, le parti offese nell’inchiesta sul rogo che il 21 agosto si sprigionò in una mansarda nel palazzo di via Moroni 20, durante i lavori di ristrutturazione, rendendo momentaneamente inagibili tre palazzine (una cinquantina all’inizio furono gli sfollati). Giovedì 14 marzo erano rappresentate da diversi legali all’udienza in cui il gip Federica Gaudino ha conferito l’incarico di perito all’ingegner Paolo Panzeri. Quest’ultimo avrà 90 giorni di tempo per risalire alle cause dell’incendio. La perizia verrà discussa all’udienza del 18 luglio.

L’unico indagato di incendio colposo è C. R., il titolare della ditta artigiana dell’Isola che aveva firmato il contratto d’appalto per i lavori di ristrutturazione della mansarda. Ieri il suo difensore, l’avvocato Vanessa Bonaiti, ha nominato un consulente tecnico, l’architetto Giuseppe Galbiati di Milano. Altre parti offese, tra cui l’amministratore del palazzo al civico 20 in rappresentanza di 22 condòmini (avvocato Marco Leali) e altri residenti (avvocato Susanna Gira), hanno nominato un proprio consulente (l’architetto Paolo Carzaniga per il palazzo del civico 20) perché assista alle operazioni peritali. Il pm Antonio Pansa non ha chiamato in causa esperti esterni. Le contestazioni della Procura si basano sulla relazione dei vigili del fuoco del Niat (Nucleo investigativo antincendio) dove si mette in rilievo un picco di consumi di energia elettrica nella mansarda proprio nella fascia oraria in cui si sprigionarono le fiamme. Dunque, è possibile - per i vigili del fuoco - che al momento qualcuno stesse usando attrezzatura alimentata da elettricità. Nel mirino degli investigatori è finito un flessibile che, dopo l’attrito con uno dei chiodi che fissavano alcuni pannelli di legno al tetto, avrebbe sprigionato scintille in grado di originare il rogo.

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C. R. e un altro artigiano (non indagato) che lavorava per lui durante la ristrutturazione hanno sempre negato di essere presenti al momento dell’incendio. Secondo la versione difensiva, C. R. - che comunque è assicurato contro i danneggiamenti colposi - era in tabaccheria quando sono divampate le fiamme. L’artigiano sarebbe stato avvertito per telefono e sarebbe salito sul suo furgone dirigendosi a tutta velocità in via Moroni. Sarebbe arrivato in contemporanea con la polizia locale. La vicina di casa che per prima era intervenuta ha raccontato di avere invece sentito gli artigiani lamentarsi di una lampada. Un altro vicino ha messo a verbale di aver aperto il portone del palazzo a lavoratori di una ditta edile alle 8 del mattino, due ore e mezzo prima che scoppiasse il rogo.

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Gli appartamenti danneggiati della palazzina di via Moroni 20 restano sotto sequestro. «Lo stato dei luoghi va conservato per permettere al perito di risalire alle cause – spiega Federico Pedersoli, legale del proprietario dell’abitazione sottostante la mansarda (affittata a inquilini costretti a trasferirsi dopo il rogo) –. Non appena verranno analizzati i detriti depositeremo istanza di dissequestro».

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