Soccorso alpino, a Bergamo 270 interventi nel 2025: i numeri

DATI. «L’aumento degli interventi, costante da anni, implica un carico operativo crescente e sempre più strutturato», sottolinea il vicepresidente del Cnsas lombardo.

Bergamo

Il 2025 è stato un anno di interventi in aumento per il Cnsas, Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico. In Lombardia gli interventi sono stati 1490, a fronte dei 1259 del 2024. Nel 2023 erano stati 1390, 1314 l’anno precedente.

Lavorando in sinergia con il sistema di emergenza sanitaria - in Lombardia rappresentato da Areu - il Cnsas si occupa di interventi di carattere tecnico-sanitario in ambiente impervio: tra le principali attività il soccorso di persone infortunate, pericolanti o in imminente pericolo di vita e a rischio di evoluzione sanitaria, la ricerca e il soccorso di persone disperse e il recupero in territorio montano, ambiente ipogeo e zone impervie del territorio regionale.

Il Cnsas a Bergamo

In provincia di Bergamo gli interventi sono stati 270, con 24 persone decedute. Ben 300 le persone soccorse, 20 le ricerche di persone disperse. Questo il numero di interventi per stazione: 34 Clusone, 28 Media Valle Seriana, 23 Oltre il Colle, 25 Schilpario, 64 Valbondione, 69 Valle Brembana, 27 Valle Imagna.

Le tipologie di intervento

Molto diverse tra loro le cause d’intervento: 60 per condizione fisica o psicofisica, 43 per caduta, inciampo o scivolata, 32 per caduta dall’alto in scarpate, pendii e precipizi, 19 per ritardo. Poi 17 per perdita d’orientamento e 7 per valanga. In 157 casi si trattava di escursionismo, in 24 di alpinismo, in 15 di attività montana. Poi 10 interventi per persone in mountain-bike, 8 in cerca di funghi, 4 cacciatori, 4 ciclisti e 4 per attività di trekking.

«Carico operativo crescente»

«L’aumento degli interventi, costante da anni, implica un carico operativo crescente e sempre più strutturato», sottolinea Gianluca Crotta, vice presidente del Cnsas della Lombardia. «Dall’analisi della tipologia di interventi - prosegue - emergono cause quali ritardo, perdita di orientamento, impreparazione fisica e tecnica, attrezzatura inadeguata, mancata pianificazione dell’itinerario. Una tendenza che sta diventando più marcata, soprattutto dal periodo successivo alla pandemia del 2020. A questo si aggiunge l’importanza di verificare sempre molto bene le informazioni: per esempio, sui canali social spesso si vedono foto, video e commenti su itinerari che sembrano facili ma non sono affatto alla portata di tutti. L’emulazione poi attira persone che non sono in grado di fare quel tipo di percorso o di esperienza».

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