Strade, dal 2000 a oggi vittime in calo del 58%, ma in tutto 2.302 morti
INCIDENTI . Nel 2000 persero la vita 168 persone, l’anno scorso «soltanto» 71. Giro di vite con la patente a punti. Familiari e vigili del fuoco nelle autoscuole.
Lettura 3 min.È come se un intero paese fosse scomparso nel nulla in poco più di un quarto di secolo. Oltre 2.300 volti, nomi, sorrisi, storie, lavori, passioni volatilizzati dall’inizio del nuovo millennio. Tante sono state – precisamente 2.302 – le vittime di incidenti stradali nella nostra provincia (compresi i bergamaschi che sono morti sulle strade in sinistri avvenuti fuori dalla Bergamasca) dal 1° gennaio del 2000 alla data di lunedì 7 settembre.
Un dato che raggela il sangue, anche se le statistiche – pure loro fredde per natura – raccontano anche di un lento ma importante calo del numero di morti sulla strada: basti pensare che nell’anno 2000 a Bergamo le vittime di incidenti stradali erano state 168, mentre lo scorso anno sono state «soltanto» (avverbio scritto volutamente tra virgolette, visto che anche una singola vittima rappresenta un enorme dramma come minimo per una famiglia) 71.
Meno della metà, dunque, rispetto a 26 anni prima, e con una diminuzione statistica pari a quasi il 58% (per la precisione, del 57,7% in meno). «È un dato che lascia ben sperare, anche se ogni vittima in più rappresenta una sconfitta – evidenzia Ivanni Carminati, che nel 2007 ha fondato anche nella nostra provincia (la sede è a Filago) l’associazione italiana dei familiari e delle vittime della strada –: impressionante pensare a un numero superiore alle duemila persone che sono scomparse per via di un sinistro stradale. Significa che c’è tanto da ancora da fare sia sul fronte della sicurezza sia su quello della prevenzione».
Per questo l’associazione, in accordo con il capo distaccamento dei vigili del fuoco di Medolago, Luca Fontana, ha organizzato degli incontri nelle autoscuole della nostra provincia: «Siamo convinti che sia necessario partire proprio da lì, dai nuovi utenti della strada – rileva Fontana – perché capiscano quanto sia importante comportarsi bene sulle strade». Negli anni, si diceva, il dato dei morti sulle strade bergamasche ha registrato alti e bassi, ma in linea di massima dal 2000 a oggi si è registrata una diminuzione pressoché costante.
Merito anche dell’introduzione della patente a punti e di tutta una serie di accorgimenti e nuove norme che, negli anni, hanno caratterizzato il Codice della strada, invitando gli automobilisti e gli altri utenti della strada a comportarsi meglio per aumentare la sicurezza propria e di tutti i frequentatori delle strade. Le 168 vittime del 2000 rappresentano un triste record che non è fortunatamente mai più stato superato nei 25 anni successivi. Dall’inizio del nuovo secolo si è registrato un lento calo del numero delle vittime, non sempre costante ma, visto nell’insieme dei 26 anni, continuo: già nel 2001 i morti sulle strade scesero a 151, per poi risalire leggermente l’anno dopo, nel 2002, con 157 decessi. Il 15 gennaio di quell’anno venne approvata con un decreto legislativo l’introduzione nel nostro Paese della patente a punti. Così già nel 2003 si scese a 116 morti: la patente con il massimale di venti punti da decurtare in base alle infrazioni commesse entrò in vigore il 1° luglio di quell’anno.
A Bergamo e provincia i due anni seguenti, il 2004 e il 2005, registrarono lo stesso numero di morti sulle strade: 115. Risaliti poi a 125 nel 2006, per balzare a ben 147 vittime nel 2007, l’anno con più morti in assoluto dopo il Duemila. Nel 2008 le vittime furono 113 e quello fu l’ultimo anno in cui venne superata la soglia dei cento morti. Già nel 2009 si scese infatti 94 vittime, poi a 90 nel 2010, a 85 nel 2011, a 63 nel 2012, a 68 nel 2013, a 59 nel 2014, a 56 nel 2015 e a 59 nel 2016. Il 2017 registrò a Bergamo e provincia 54 vittime sulle strade, risalite poi a 68 l’anno dopo e ridiscese a 59 nel 2019. Capitolo a parte i dati relativi al 2020 e al 2021, gli anni caratterizzati – soprattutto nei nostri territori – dalla pandemia da Covid-19: tra lockdown e restrizioni organizzate per ridurre al massimo la diffusione del virus, l’utenza della strada calò drasticamente, visto che la stragrande maggioranza della popolazione era stata ristretta nella propria abitazione anche per svariati mesi.
E, di conseguenza, anche il numero delle vittime di incidenti stradali – in generale diminuiti anche considerati soltanto quelli con danni ai veicoli o solo persone ferite – era drasticamente crollato: assieme alla diminuzione dei furti nelle case, fu uno dei pochissimi effetti positivi, per così dire, della pandemia. Nel 2020 i morti sulle strade bergamasche furono 32, mentre nel 2021 33. Il 2022, anno della riapertura quasi totale, le vittime salirono a 54, mentre il 2023 fece registrare 50 morti: si tratta, per il momento, dell’anno con meno vittime in assoluto a partire dall’inizio del nuovo millennio.
Già nel 2024 i morti furono 2024, balzati poi a ben 71 lo scorso anno, quando si registrò questo dato totale in controtendenza. Alla data di oggi siamo a 34 morti sulle strade e la speranza è ovviamente che non se ne debbano registrare di ulteriori: in ogni caso già a ora, rispetto allo scorso anno, il dato è molto più basso, visto che il 7 settembre del 2025 i morti furono già 53.
Ma a livello nazionale cosa succede? Anche nel resto d’Italia per fortuna la tendenza è di diminuzione del numero delle vittime di incidenti stradali. Nel 2000 i morti sulle strade in Italia furono 7.061, mentre lo scorso anno 2.868: proprio come a Bergamo, dunque, meno della metà di 26 anni prima e con una diminuzione praticamente identica al 58% della Bergamasca, ovvero pari al 59,3%. E anche a livello nazionale il dato in calo nei primi anni del secolo riflette l’introduzione della patente a punti. «È evidente che c’è ancora molto da fare – sottolinea di nuovo Ivanni Carminati –, da un lato attraverso i controlli, sempre più capillari delle forze dell’ordine sul territorio bergamasco, dall’altro proprio attraverso la prevenzione. Fin dalla nostra fondazione, ormai quasi vent’anni fa, abbiamo organizzato incontri nelle scuole. Più di recente siamo stati nelle aziende per far riflettere sugli incidenti che avvengono nel tragitto tra casa e lavoro. Ora l’obiettivo sono le autoscuole e i ragazzi che si stanno formando per prendere la patente, ovvero gli automobilisti di domani».
© RIPRODUZIONE RISERVATA