Uccise la moglie a Valtesse, disposto il giudizio immediato

Il femminicidio La Procura: «Valentina Sarto era assoggettata dal coniuge ad abituali vessazioni psicofisiche». Processo in Corte d’Assise a settembre

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Ha ucciso la moglie Valentina Sarto accoltellandola ripetutamente il 18 marzo nella loro abitazione di via Pescaria a Valtesse. Il gip, su richiesta del pm titolare delle indagini Antonio Mele, ha disposto il giudizio immediato per Vincenzo Dongellini, fissando la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Bergamo per il 15 settembre.

L’uomo, nato nel 1976, deve rispondere di femminicidio, con una serie di aggravanti. Secondo quanto ricostruito durante le indagini coordinate dalla Procura, Dongellini ha colpito la moglie 19 volte, con un coltello con una lama di 20 centimetri. E questo per la volontà della vittima di chiudere il rapporto matrimoniale e la volontà di rifarsi una vita con un altro uomo. «Nonché come atti di definitiva limitazione delle libertà individuali» di Valentina, non condividendo il suo nuovo stile di vita «improntato a una maggiore libertà nel compimento delle comuni azioni quotidiane», come le normali uscite tra amici, la scelta di iscriversi in palestra, ma anche la scelta su cosa indossare.

la ricostruzione dell’omicidio

Il femminicidio è stato commesso al culmine di una serie di «condotte maltrattanti» a cui la vittima «veniva sottoposta quantomeno dalla metà del mese di febbraio 2026», ovvero da quando aveva iniziato una frequentazione e modificato il suo stile di vita.

Secondo la Procura, Dongellini «assoggettava Valentina Sarto ad abituali vessazioni psicofisiche», con una serie di condotte con cui la «costringeva a vivere secondo un regime domestico incompatibile con le normali condizioni di vita, provocandole sofferenze morali e fisiche». Da quanto ricostruito durante le indagini, l’uomo monitorava l’uso del telefono che faceva Valentina, anche con delle particolari applicazioni «spia», la insultava e minacciava anche di morte «prospettando, peraltro, di fare una strage o di accoltellarla di notte», o di farle perdere il lavoro (lei era barista al Baretto vicino allo stadio).

Gli episodi di violenza fisica

Ci sono poi due episodi di violenza fisica, il fatto di controllarla quando lei era a lavoro, l’episodio del 13 marzo quando l’aveva inseguita mentre lei si recava al Baretto. Ma anche il «tempestarla di telefonate e messaggi quanto si trovava fuori casa», come le 99 chiamate dell’11 marzo e le 20, in un’ora, nella notte tra il 13 e 14 marzo. E ancora, nel tentativo di riavvicinarla, minacciava di suicidarsi «sfruttando la condiscendenza che Valentina Sarto ha sempre mostrato» verso di lui. Oltre a non collaborare nella gestione del menage familiare. Ulteriore aggravante, l’aver commesso il femminicidio nei confronti della moglie convivente, e dell’aver approfittato di circostanze che ne hanno ostacolato la difesa, non solo per l’ora in cui si è consumato il fatto o per l’aver agito nella camera da letto dove non c’erano facili vie per scappare. Ma anche per le condizioni in cui si trovava in quel momento Valentina, «sola, sdraiata sul lato sinistro del letto, mentre era intenta a guardare la televisione».

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Dongellini si è avvalso della facoltà di non rispondere negli ultimi due interrogatori in carcere, in cui il pm Mele ha mosso le nuove contestazioni relative alle aggravanti della commissione del femminicidio, ovvero i maltrattamenti e della minorata difesa. Aveva invece parlato in sede di udienza di convalida, sabato 21 marzo, negando la volontà di uccidere e offrendo una versione «assolutamente inverosimile» dei fatti, come evidenziato nell’ordinanza del gip che ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere.

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