Uccise vigilante: 20 anni di carcere per l’omicida di via Tiraboschi
LA SENTENZA. Il 28enne Sadate Djiram è stato condannato per l’uccisione del vigilante Mamadi Tunkara: 20 anni e due mesi. Non gli sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
Bergamo
Per l’omicidio di Mamadi Tunkara, ucciso con 17 coltellate il 3 gennaio 2025 davanti al Carrefour di via Tiraboschi a Bergamo, Sadate Djiram, 28enne del Togo, è stato condannato a 20 anni e due mesi. E sarebbero potuti essere un terzo in meno, se la precedente difesa avesse chiesto nei termini consentiti l’ammissione al processo abbreviato. Che sarebbe tornato in gioco dal momento che le aggravanti contestate, e cioè i futili motivi e la premeditazione (che, per la loro gravità, all’epoca impedivano l’accesso ai riti alternativi), non sono state riconosciute dalla Corte d’assise presieduta da Patrizia Ingrascì.
La ricostruzione dell’omicidio
Djiram, dopo essere stato lasciato dalla fidanzata italiana, che gli assicurava un tetto e sostentamento economico, si era messo in testa che lei avesse una relazione con Tunkara, 36enne del Gambia addetto alla sicurezza del Carrefour. Ma, come hanno anche dimostrato le indagini, i due non avevano alcun rapporto, nemmeno di semplice amicizia.
Nella mente dell’imputato s’era però insinuato questo tarlo e così, animato dal folle principio «se non posso averla io, non potrai averla neppure tu», come ribadito nelle repliche di mercoledì dal pm Silvia Marchina (che ha invocato l’ergastolo), il 3 gennaio il 28enne s’era presentato al market armato di un coltello comprato poche ore prima. L’acquisto della lama è uno degli elementi che, per l’accusa, andavano a costituire la premeditazione. Così come la gelosia è stata ritenuta dal pm un futile motivo.
Accolte le argomentazioni della difesa
Non così invece per la Corte, che ha accolto le argomentazioni snocciolate nelle controrepliche del difensore, avvocato Veronica Foglia, che assiste l’imputato col collega Riccardo Bellini. E cioè, che la premeditazione non sussiste perché il coltello era stato acquistato per la vita da strada che si prospettava all’imputato dopo la cacciata dall’abitazione della fidanzata e perché l’avrebbe usato solo in seguito alla reazione di Tunkara (a Djiram è stata refertata una ferita al capo provocata col lucchetto della catena per la bicicletta della vittima). Infine, la difesa ha sostenuto che, se la fine della relazione con la fidanzata è stata ritenuta anche dal pm una catastrofe per il 28enne, allora la gelosia non può essere allo stesso tempo giudicata come futile motivo.
Djiram in aula ha ascoltato a testa bassa, come ha fatto per tutto il processo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA