Accademia Carrara, si cerca un gestore per il bistrot

IL BANDO. La «call» è aperta fino al 10 luglio, l’attuale partnership scade a settembre. Bonaldi: «Servizio strategico, accoglienza in stretta relazione con l’istituzione culturale».

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Un «continuum» dell’offerta culturale del museo, che si presenti e parli al pubblico col suo stesso linguaggio, dalla colazione all’aperitivo. A distanza di quasi due anni dalla prima alzata di calici sulla terrazza dei giardini PwC (era settembre 2024), Accademia Carrara lancia la call per individuare un nuovo soggetto per la «gestione e collaborazione alla valorizzazione culturale del Bistrot». Una pubblicazione attesa da quando, lo scorso marzo, l’attuale gestore (la società Finlatt) e la Carrara hanno annunciato la conclusione della partnership alla scadenza naturale del contratto il 18 settembre.

La visione museale

Nel ricercare il nuovo gestore, la open call (da mercoledì sul sito lacarrara.it, aperta fino al 10 luglio) chiarisce subito come «i giardini PwC sono intesi come parte integrante del museo, un luogo in cui valorizzare nuove forme di arte contemporanea, nell’ottica di costruzione di un museo a cielo aperto». Si punta ad avviare un rapporto simbiotico con l’istituzione culturale, spiega Gianpietro Bonaldi, general manager di Fondazione Accademia Carrara: «Il gestore si occuperà certamente dell’accoglienza di chiunque entri al bistrot dal museo o accedendo gratuitamente da via della Noca, ma dovrà farlo entrando in stretta e continua relazione con l’istituzione culturale.

Questo servizio ha un valore strategico per il museo e deve proporre lo stesso livello qualitativo a vantaggio sia dei visitatori della Carrara, sia per chi accede ai giardini nel tempo libero, per goderne il verde e apprezzarne le opere d’arte, per prendersi un caffè o gustarsi un buon piatto. Tutto deve essere in linea con il linguaggio di Accademia Carrara. Una visione già sperimentata in questi primi due anni di attività con gli attuali gestori, che ringrazio per la qualità del lavoro svolto, ma che vogliamo emerga ancora e sempre di più in futuro». Tra le idee, racconti sui social dove ospiti (chef, storici dell’arte, curatori) scelgono un’opera e la traducono in gusto, un sapore, un ricordo.

Bonaldi sottolinea con forza l’imprinting culturale dei giardini, «un lavoro molto chiaro e determinato fìn da quando nel 2021 pensammo questo intervento di ampliamento del museo e poi tradotto in attività concrete, come la prima esposizione del Sedicente Moradi, con l’installazione, Orti Tintori, di Paolo Chiasera, a breve con l’inaugurazione dell’opera di Chiara Camoni, parte di un progetto triennale che coinvolgerà anche Paolo Icaro e Alessandro Pessoli e con le molte attività culturali svolte. Progettualità con una curatela attenta e investimenti importanti. Chi gestirà il bistrot lavorerà in questo contesto. Proprio come capita nei grandi musei internazionali, anche da noi, giardino e bistrot completano e arricchiscono l’esperienza di visita».

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Il bando esplicita come il progetto candidato «dovrà dialogare con l’identità storico-artistica del museo, la programmazione espositiva e la dimensione paesaggistica e sensibile del giardino e il contesto urbano nel quale questo spazio si inserisce». Una sottolineatura dovuta, considerati i «rilievi» dei vicini di casa del museo, nello specifico la famiglia Piccinelli, che sui lavori di ampliamento della Carrara ha presentato due esposti alla Procura (contro il progettista Antonio Ravalli, che avrebbe presentato render difformi rispetto all’intervento realizzato). Ma è sempre il testo della «call» a ricordare come il progetto per i giardini (a firma Ravalli), ha ricevuto il «Premio italiano di Architettura 2025, realizzando la storica visione dell’architetto Leopold Pollack che già all’inizio dell’ Ottocento immaginava un giardino a servizio dell’Accademia. Spazio la cui storia, ricorda il museo, nasce con l’acquisto, intorno al 1775, da parte del conte Giacomo Carrara, «di un fabbricato, una trattoria chiamata “La Campana”, a cui era annessa un’ortaglia che terminava sotto le Mura venete».

L’aspetto economico

C’è infine l’aspetto economico. Il bando richiede la presentazione di una «proposta economica» e di un «modello gestionale ed economico-finanziario» proponendo un «canone fisso e-o una percentuale sul fatturato». Ma non si dettagliano le cifre perché, spiega ancora Bonaldi, «il valore economico ha una sua rilevanza, ma prima di tutto vogliamo affrontare il tema contenutistico, per un progetto “giusto” rispetto al contesto, con una sua sostenibilità. È chiaro che a questa iniziativa sarà dato un valore economico, ma non vogliamo che rappresenti una priorità rispetto al valore dei contenuti».

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