«In Iran c’è l’inferno, l’Occidente ci aiuti»

L’INTERVISTA. L’imprenditrice e attivista persiana Sheghi Taba vive a Bergamo dal 2011: «È un momento drammatico. Coprifuoco e strade piene di soldati. Se vedono più persone sparano. E in molti vengono uccisi persino negli ospedali».

«Mio fratello mi ha detto che le strade sono piene di soldati, molti dei quali non sono iraniani ma membri di gruppi armati provenienti da Iraq e Libano. C’è il coprifuoco. Le famiglie non possono uscire. Se vedono più persone insieme sparano. Hanno anche l’ordine di “colpo di grazia”. Le persone uccise sono state colpite soprattutto al volto o alla nuca. Molti vengono uccisi persino negli ospedali. Il governo chiede alle famiglie 4.000 euro per restituire il corpo dei loro figli. Lo chiamano “il costo del proiettile”».

L’apprensione per i famigliari

Da Bergamo l’imprenditrice e attivista persiana Sheghi Taba segue con dolore e apprensione l’ondata di proteste represse nel sangue dal regime della Repubblica islamica iraniana. E lo fa promuovendo presidi in favore del suo popolo, per sensibilizzare i bergamaschi (e non solo). Nel 2009 anche lei era scesa in piazza in Iran, durante la Rivoluzione verde, per manifestare contro gli Ayatollah. Ci furono morti ed arresti, la sua amica Neda venne uccisa per strada, durante le proteste. Nel 2011 Taba ha lasciato Teheran

Ci furono morti ed arresti, la sua amica Neda venne uccisa per strada, durante le proteste. Nel 2011 Taba ha lasciato Teheran per Bergamo.

per Bergamo, dove è integrata e molto conosciuta, anche per i due locali che ha avviato in città, il Caffè Papavero a Pignolo e il Coccio in via Sant’Alessandro. «Amo Bergamo, soprattutto Pignolo - racconta Taba, che dal 2016 è sposata con un bergamasco -. Questa città è la mia seconda casa, mi ha accolto e permesso di vivere libera. Ma soffro tanto per l’Iran. Mio papà, mio fratello e tanti amici sono ancora là e vorrei essere al loro fianco. Il mio impegno per l’Iran, pur da lontano, contribuisce alla lotta del mio popolo organizzando presidi e manifestazioni, raccontando alle persone la nostra storia e quello che sta succedendo. Dalla Rivoluzione iraniana del 1978 è una continua battaglia, ma questo è il momento più buio nella storia dell’Iran. Fortunatamente a Bergamo c’è tanta sensibilità e vicinanza. Dopo la morte di Mahsa Amini (arrestata a settembre 2022 dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo ndr) in molti si sono avvicinati alla causa del popolo e delle donne iraniane».

Oltre 30mila persone uccise

Ora l’Iran è di nuovo nell’occhio del ciclone. Si stima che oltre 30mila persone siano state uccise nelle strade durante le proteste dei giorni scorsi. «È un vero dramma, il momento più buio nella nostra storia - spiega Taba -. In Iran c’è l’inferno. Il governo è inaffidabile e

«Alcuni amici che si trovano vicino al confine sono riusciti a contattarci. Ci hanno detto che ciò che hanno visto per strada è indimenticabile, e che avrebbero preferito morire anche loro piuttosto che rimanere lì»

ammazza il popolo, mentre i fanatici hanno ucciso la religione. Alcuni amici che si trovano vicino al confine sono riusciti a contattarci. Ci hanno detto che ciò che hanno visto per strada è indimenticabile, e che avrebbero preferito morire anche loro piuttosto che rimanere lì. Da qualche giorno alcuni iraniani riescono ad avere un minimo accesso alla linea internazionale: possono comprare credito e fare brevi telefonate. Ma tutte le chiamate durano meno di due minuti e nessuno racconta molto, perché hanno paura che il governo stia ascoltando». La situazione è critica e la popolazione civile è allo stremo: «Non ci sono più beni essenziali per vivere come olio, farina, medicine. E se qualcuno riesce a trovarli al mercato nero, i prezzi sono alle stelle. Ci sono problemi per i blackout di internet. Ma se l’Iran riavrà anche solo un po’ di connessione, il mondo vedrà che siamo davanti a un crimine internazionale».

«Fondamentale l’attenzione dell’Occidente»

Proprio per questo, secondo Taba, è fondamentale l’attenzione dell’Occidente: «Le persone in Iran sperano in un aiuto dall’esterno e noi qui viviamo nell’ansia, cercando di fare anche piccole cose per sostenere chi è rimasto. Siamo contenti che finalmente anche l’Europa stia facendo qualche passo. Stiamo raccogliendo firme per chiedere al governo italiano di espellere l’ambasciatore iraniano e chiudere l’ambasciata. Confidiamo nell’intervento di Stati Uniti e Israele, ne abbiamo bisogno ma non saremo mai una colonia. Molti iraniani invocano il ritorno del re, e vedono in Reza Palhavi, ora in esilio e figlio dell’ultimo re di Persia, un possibile leader. Quella del popolo iraniano è la lotta di una delle civiltà più antiche e durature del mondo, la cui eredità culturale e storica precede la maggior parte degli Stati moderni. E per questo invochiamo il sostegno dell’Occidente»

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